Domenica, Ottobre 21, 2018
   
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Pianeta Oggi TV - Online All News

ROMA - PROTESTA EMITTENTI A MONTE CITORIO (R.E.A.)

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA R.E.A. ANTONIO DIOMEDE

EMITTENTI RTV LOCALI SEMPRE PIU' A RISCHIO CHIUSURA.

 

IN PRIMO PIANO, IL RICORDO DEL GIORNALISTA, NOSTRO AMICO, PABLO MEDINA

LA LUCHA CONTRA LA MAFIA EN PARAGUAY - CONGRESO NACIONAL

 

 

IN PRIMO PIANO, IL RICORDO DEL GIORNALISTA, NOSTRO AMICO, PABLO MEDINA

 

La vittoria dei giusti

medina pablo bongiovanni giorgioL'anniversario dell'assassinio del giornalista Pablo Medina
di Giorgio Bongiovanni - Video
Io e Pablo eravamo amici. Pablo per me è stato un maestro di giornalismo per quel suo modo di operare sul campo, accompagnato immancabilmente dalla sua macchina fotografica. Pablo riusciva a scovare le notizie quando queste venivano celate dai più; intervistando collaboratori di giustizia, investigatori e con un confronto diretto e costante con le proprie fonti. Gli articoli di Pablo erano diretti, senza peli sulla lingua. Pablo scriveva quello che vedeva in maniera meticolosa senza mai essere smentito nelle informazioni che dava su mafiosi, narcotrafficanti o potenti di turno. Pablo Medina è stato ucciso il 16 ottobre 2014 insieme alla sua giovane assistente Antonia Almada lungo una strada rurale di Villa Ygatimí, nel dipartimento di Canindeyú al confine con il Brasile. E' morto sul campo, mentre svolgeva il suo lavoro di inchiesta su quell'area di snodo del narcotraffico paraguayano e brasiliano.
A commissionare l’assassinio del giornalista, ucciso sotto i colpi di una calibro 9 mm, è stato Vilmar “Neneco” Acosta, politico del ‘partito colorado’, ripetutamente denunciato dal giornalista Pablo Medina, corrispondente di ABC Color, come uomo vicino al narcotraffico della zona e coinvolto in altri delitti. Acosta è stato condannato a 39 anni di carcere che sta trascorrendo presso il Penitenziario Nazionale di Tacumbú.

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LAV TREVISO INFO

 

Comunicato stampa LAV Treviso

LAV TREVISO: NO ALLO SPIEDO DA RECORD! INVITIAMO A SCELTE PIÙ SALUTARI ED ETICHE ANCHE PER ANIMALI E AMBIENTE

Per la conclusione della 62esima edizione della manifestazione, svoltasi a Pieve di Soligo, in occasione dell'inizio dell'autunno, il 14 ottobre è stato allestito e cucinato uno "spiedo gigante" composto da ben 1500 quaglie, a seguire l’edizione dello scorso anno, che si è vantata di essere entrata nel Guinness dei primati per questa ‘specialità’.

Simili manifestazioni vanno in controtendenza con i segnali di pericolo che lanciati da istituzioni internazionali di tutela della salute e dell’ambiente.

Il grave impatto ambientale provocato dal consumo di carne e dai prodotti di origine animale in generale è ben noto, come lo è anche l'effetto sulla salute, ma nonostante i dati siano alla portata di tutti, il problema sembra non sussistere sia per la pro-loco di Pieve di Soligo che per i partecipanti.

Il riscaldamento globale, con i cambiamenti climatici ormai percepibili da tutti,  è tale che proprio la scorsa settimana  l'IPCC (Inter Governmental Panel on Climate Change - ONU) ha lanciato un allarme fortissimo e ha suggerito, come fondamentale per tamponare i danni, anche il cambio di alimentazione dei singoli, per diminuire l’influenza nefasta degli allevamenti in termini di emissioni di gas serra, come riportato nel sito www.lav.it.

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IN ITALIA SEMPRE PIU' A RISCHIO LE RTV LOCALI

ANTONIO DIOMEDE PRESIDENTE DELLA R.E.A. A TELEVALLASSINA,

SPIEGA AI TELESPETTATORI E RADIOASCOLTATORI COSA STA ACCADENDO IN ITALIA NEL SETTORE MEDIA LOCALI.

 

 

   

PIANETA OGGI REPORTER

"UFOLOGIA"

INTERVISTA AD ANTONIO URZI TESTIMONE DI MIGLIAIA DI AVVISTAMENTI U.F.O.

IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV INTERREGIONALE DT / AM RDE DIFFUSIONE EUROPEA

A CURA DI MASSIMO BONELLA "DIRETTORE DI PIANETA OGGI TV ALLNEWS"

 

 

LA LAV DI TREVISO INFO

LAV Treviso è lieta di invitarvi a due serate con gli esperti:

"NON SOLO CANI E GATTI! GLI ANIMALI SELVATICI E LA CITTA' "

12 e 26 ottobre 2018 ore 20.30 presso la Biblioteca San Antonino a Treviso

con Massimo Vitturi, Lucio Bonato e Luca Frasson

Spesso le persone quando pensano agli animali che potrebbero incontrare casualmente in città pensano solo agli animali domestici più comuni come i cani e i gatti, ma soprattutto con l'antropizzazione a volte eccessiva delle campagne e delle aree verdi in generale succede che anche altri animali facciano capolino. Non conoscendo nemmeno sommariamente le abitudini e esigenze delle varie specie si possono compiere involontariamente degli errori anche grossolani che possono portare a farsi male o a fare male all'animale o a farlo fuggire magari in un luogo ancora più pericoloso. Cosa fare allora? E a chi chiedere aiuto?

Questa ed altre domande troveranno risposta nel corso di due serate informative, coordinate da Massimo Vitturi, responsabile LAV per l'area animali selvatici, e, come relatori. per il 12 ottobre Lucio Bonato, ricercatore di biologia presso l'Università di Padova, per il 26 ottobre Luca Frasson del Centro di Recupero Fauna Selvatica della Provincia di Treviso.

Il nostro proposito è che con l'aumento della conoscenza della fauna selvatica, della sua ricchezza e bellezza, cresca la consapevolezza che si tratta di un "patrimonio" che non deve essere violato con la caccia ma nemmeno con l'abuso di diserbanti per scopo agricolo o l'inquinamento luminoso notturno o l'urbanizzazione selvaggia ma anzi preservato sia in nome della biodiversità che per il principio che ogni vita merita rispetto e ha diritto di esistere in quanto tale e debba esserne garantita la libertà .

Cogliamo l'occasione per invitare chi non l'avesse già fatto ad accedere al sito LAV www.lav.it alla sezione petizioni, per firmare la petizione contro la caccia, per una reale tutela degli animali selvatici.   

La partecipazione alle due serata è libera e non richiede prenotazione, siete tutti invitati!

 

GUERRA NUCLEARE IL GIORNO PRIMA

L'analisi di Giulietto Chiesa
da
pandoratv.it
Al Festival Firenze Libro Aperto (28-30 settembre), il Comitato No Guerra No Nato ha gestito lo stand dell’editore Zambon e curato la presentazione di alcuni libri contro la guerra: “Progetto Apocalisse” di Paul Jonhstone (Zambon), presentato da Jean Toschi Marrazzani Visconti e Manlio Dinucci, e “Lo Stato Profondo” (Imprimatur) presentato dall’autrice Germana Leoni von Dohnanyi; “Guerra nucleare - il giorno prima” (Zambon) e “Diario di guerra” (Asterios) presentati da Giulietto Chiesa e l’autore Manlio Dinucci. All’incontro, apertosi con il saluto dello storico Franco Cardini, è stato proiettato il video di Pandora TVPacco bomba nucleare dagli Usa”.Tratto da: pandoratv.it

 

BUSTA CON PROIETTILI A CLAUDIO FAVA

 

fava claudio web15di AMDuemila
Avviate le indagini della Digos
Una busta, con all'interno proiettile calibro 7,65, questa mattina è stata recapitata al presidente della commissione regionale Antimafia Claudio Fava, presso gli uffici della Commissione antimafia che si trovano al piano basso di Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea Regionale Siciliana. Ad aprire il plico sono stati alcuni collaboratori di Fava, che hanno immediatamente avvertito la Digos. Gli agenti sono entrati a Palazzo e hanno sequestrato la busta; oltre al proiettile non ci sarebbe stato altro all'interno.
Da parte sua il figlio del celebre direttore de “I siciliani”, Pippo Fava, ha dichiarato: "In questo momento non ho commenti da fare. Posso solo dire che si va avanti nonostante le intimidazioni".
La Commissione regionale Antimafia sotto la sua guida, si sta occupando di diverse istruttorie, tra cui quelle sul cosiddetto "sistema Montante", dall'ex presidente di Sicindustria arrestato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, e sul depistaggio nella strage di via d'Amelio. E proprio nei giorni scorsi aveva annunciato che nei prossimi mesi verranno presentate le relazioni conclusive su queste due istruttorie. Non solo, entro fine anno si ripropone di presentare un nuovo codice etico per deputati e amministratori.
Inoltre, lo scorso 4 ottobre, l'Ars ha approvato il disegno di legge presentato dallo stesso Fava che obbliga i politici a rendere nota la loro adesione alla massoneria. Intervistato da LiveSicilia aveva ricordato con soddisfazione che questa Regione "è la prima che si è impegnata su un senso di trasparenza così puntuale. Peraltro, questo è ancora più importante avendo in Sicilia una tradizione spesso molesta tra massonerie, logge, politica, funzione pubblica, amministrazione. Non dimentichiamo che nel decreto di scioglimento del consiglio comunale di Castelvetrano si fa riferimento alla circostanza che buona parte di giunta e consiglio sia composta da iscritti alla massoneria e non perché gli ideali mazziniani siano lì radicati". Infine, sempre nelle scorse settimane, Fava aveva fatto dei commenti importanti sul sequestro del quotidiano "La Sicilia" nei confronti dell'editore Mario Ciancio. Così come ha scritto il giornalista Riccardo Orioles, esprimendo la sua solidarietà su Facebook, è possibile che "uno di questi casi, o tutti, o altri ancora, ha prodotto un avviso. Lui però non è solo".Foto © Imagoeconomica

Da parte di tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila va la più profonda solidarietà a Claudio Fava nella speranza che le autorità preposte possano presto far luce su questo increscioso atto intimidatorio.

 

 

P2 MAI SCONFITTA: I DIARI SEGRETI DI TINA ANSELMI PER TROVARE LE RISPOSTE

 

p2 tina anselmi bndi Lorenzo Baldo
La nuova edizione del libro di Anna Vinci, biografa dell’ex staffetta partigiana

“Che cosa resta, a trent’anni da quell’inizio degli anni Ottanta, delle parole del potere che emergono dai preziosi foglietti di Tina, questo segreto diario, che ci proietta sul palcoscenico dell’Italia di ieri e che ci spinge a riflettere sull’Italia di oggi? Una testimonianza di persona onesta che si trova davanti alle menzogne, ai sotterfugi, alle compromissioni di un potere segreto e maligno che s’insinua nelle istituzioni e riesce troppo spesso a corrompere quello che c’è ancora di sano nel paese. Le armi per combattere questi orrori stanno in altre mani. A lei non resta che il racconto dei fatti, con il rischio sempre di non essere creduta”. E’ un rischio concreto quello paventato dalla scrittrice Dacia Maraini nell’introduzione della nuova edizione dello splendido libro di Anna Vinci "La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi" (Chiarelettere). E alla effettiva possibilità di non essere creduti si aggiunge una consapevolezza oggettiva, lacerante, cruda: la P2 ha saputo cambiare pelle ed è ancora viva e operante sotto altre forme. “L’uso distorto delle parole – scrive nel capitolo “A volte ritornano” Giovanni Di Ciommo, ex segretario della Commissione parlamentare sulla P2 –, che Gianrico Carofiglio chiama la «manomissione delle parole», è la prima e la più perniciosa fra tutte: la corruzione delle menti. Chi ne vuole un esempio, legga la lettera di Licio Gelli indirizzata al presidente della Repubblica Francesco Cossiga, e mentre la legge ponga mente alla discrasia tra le parole altisonanti del testo e la realtà, ben meno nobile, a esse sottostante”. “Come ha potuto permettersi di scrivere una tale lettera? – si chiede sgomenta Anna VinciIl fatto che Gelli avesse la spudoratezza di scrivere, di tirare fuori la testa, significava che i tempi erano veramente cambiati e quella lettera non era una delle tante,

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VAJONT, STORIA DI UNA STRAGE DI STATO DIMENTICATA

 

vajont c ansaAcqua, soldi e complicità: la diga maledetta
di Mattia Fossati
9 ottobre 1963, ore 22:39. Dal Monte Toc si stacca una frana di 260 milioni di metri cubi di roccia che precipita nel bacino artificiale del Vajont sollevando un’onda di oltre 200 metri d’altezza. Una massa indicibile di acqua che oltrepassa la diga e casca come un Niagara sul fondovalle spazzando via cinque paesi, Longarone, Pirago, Rivalta, Codissago, Maè. 2000 i morti, alcuni dei quali mai ritrovati.
È la più grande tragedia civile mai avvenuta in Italia. Una tragedia prevista e troppo spesso dimenticata.
La storia parte negli anni ’20, quando la veneziana Sade, una delle più importanti società idroelettriche italiane, individua un sito perfetto per ospitare un nuovo lago artificiale. È una profonda gola nelle Prealpi a confine tra Veneto e Friuli: la valle del Vajont, dal nome del torrente che bagna la vallata. La nuova struttura serviva alla compagnia della Serenissima come bacino di riserva, una sorta di salvadanaio dal quale attingere nei periodi di siccità del fiume Piave che conferiva acqua a tutti gli altri impianti veneti.
58 milioni di metri cubi doveva essere la capacità iniziale del serbatoio del Vajont protetti da una diga alta 200 metri incastonata tra i Monti Toc e Salta.
Con l’avvento al potere del fascismo in Italia, la Sade ha la strada spianata. Il proprietario della società, Giuseppe Volpi Conte di Misurata, riesce a strappare un posto nel governo Mussolini come ministro delle Finanze e come uno dei suoi primi atti riesce a convincere il Duce a varare una legge che conferisce finanziamenti del 50% a fondo perduto ai costruttori di nuovi impianti idroelettrici, quindi anche alla sua società. Il progetto per la costruzione della diga viene presentato nel 1940 però verrà approvato dalla Quarta commissione dei lavori pubblici solo il 15 settembre 1943 con l’Italia nel caos e senza neanche aver raggiunto il numero legale per la votazione.
Ed è in questo modo truffaldino che la Sade, con la caduta del regime e il trionfo della Repubblica, riesce ad ottenere il beneplacito per iniziare l’edificazione dell’impianto. La società veneziana, da quando negli anni Cinquanta apre il cantiere nella valle, crea non pochi problemi agli abitanti di Erto e Casso, il paese situato sulla punta del monte Toc. In primis, espropria ai contadini i terreni sui versanti delle due montagne pagandoli a prezzi stracciati oppure, per chi non cede alle offerte in denaro, applica la vendita forzosa. Inoltre spinge in avanti i lavori di costruzione della diga anche se le autorizzazioni ministeriali non sono ancora state concesse. “Tanto arriveranno” – dicevano gli operai al cantiere.
I lavori procedono senza sosta ma nessuno tiene in considerazione che l’unica perizia effettuata sulle sponde del serbatoio risaliva al 1937 a firma dell’esperto geologo Giorgio Dal Piaz. Nessuno dal Ministero dei lavori pubblici va a controllare il procedere dei lavori al Vajont.
Ci vanno solo i membri della commissione di collaudo nominata dal ministero democristiano Togni nel 1959. Però non obiettano nulla e addirittura spacciano i dati tecnici forniti dalla Sade come loro relazione. Risultato? Lo Stato stacca un altro assegno a fondo perduto per la diga del Vajont.
Le cose, da quel momento, inizieranno a precipitare. Nella diga di Pontesei, a pochi chilometri da quella del Vajont, i geologi notano delle fessurazioni sulle sponte del lago e constatano lo scivolamento in avanti di uno dei versanti della montagna. Si decide così di abbassare il livello d’acqua del serbatoio artificiale per evitare che in caso di frana questa potesse tracimare scavalcando la diga. Accade però un fatto imprevisto. Più tolgono acqua e più la frana scivola in avanti.
Il 22 marzo 1959 la sponda cede e un’onda di dieci metri travolge Arcangelo Tiziano, il custode che stava monitorando l’attività del lago. Non verrà mai ritrovato.
Lo stesso anno dell’incidente a Pontesei, la diga del Vajont è ancora in costruzione ma la Sade spinge per effettuare già le prime prove d’invaso, cioè iniziare a riempire d’acqua il serbatoio. Man mano che il livello del bacino sale, il monte Toc inizia a scuotersi, a provocare dei tonfi sordi e una grossa crepa si crea nelle zone vicine alla vetta della montagna. Sono gli stessi sintomi che aveva avuto la diga di Pontesei. Un sentore mette in allarme più di tutti gli altri. Il 4 aprile 1960 un costone del versante della montagna piomba nelle acque del lago del Vajont. È un segnale: un modo per dire che anche sul Toc c’è una frana enorme.
Lo certifica anche Leopold Muller, geologo della scuola di Salisburgo, chiamato dai progettisti della diga per una nuova relazione geologica sulle sponde del bacino. Nonostante l’allarmante relazione dello specialista austriaco, le prove d’invaso continuano senza sosta. Motivo? È il 1961 ed è arrivata la nazionalizzazione delle industrie idroelettriche quindi la Sade deve cedere l’impianto all’Enel ma, per poterlo liquidare al miglior prezzo, deve completare il collaudo.

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