Domenica, Maggio 26, 2013
   
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Pianeta Oggi TV - Online All News

CITTA' DI SARTEANO INFORMA

COMUNICATO STAMPA

 A Sarteano, domenica c'è la "Festa dell'intercultura"

Mostre, laboratori culturali, aperitivo multietnico e persino una caccia al tesoro multilingue per favorire la conoscenza con i cittadini di origine straniera.

SARTEANO - Una mostra fotografica, un laboratorio di danza e musica, ma anche sfide sportive, aperitivo multietnico e persino una caccia al tesoro multilingue: sono questi gli ingredienti di una giornata interamente dedicata all'incontro tra culture diverse, che vedrà protagonisti cittadini italiani e di origine straniera, domenica prossima, 26 maggio, a Sarteano.

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NEWS FLASH H14.45

FUNERALI DI DON GALLO:

E' STATA INTERROTTA L'OMELIA DI BAGNASCO PER PROTESTE.

 

GIORGIO BONGIOVANNI DIRETTORE DI ANTIMAFIA DUEMILA A RAI RADIO 1 "LA STRAGE DI CAPACI NON E' SOLO MAFIA"

Di AMDuemila - 23 maggio 2013 - AUDIO ALL'INTERNO!


In occasione del XXI anniversario della strage di Capaci e della morte di Falcone, di Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, interviene al programma 'Baobab' trasmesso da Rai radio1.
“Lo stesso Falcone, di cui oggi ricordiamo appunto la scomparsa insieme alla moglie e agli agenti della scorta, diceva all'indomani del fallito attentato all'Addaura che non si trattava più solo di mafia. C'erano infatti 'menti raffinatissime' e personaggi appartenenti a centri occulti di potere che lo volevano assassinare perchè era diventato troppo scomodo. Ora, se quel discorso fu valido per l'attentato all'Addaura, non vedo perchè non possa andare bene anche per la strage di Capaci. Falcone fu quindi in un certo senso profeta di sé stesso, in quanto ci indicò una strada per leggere ciò che accadde a Capaci e per capire che, purtroppo, non è solo mafia”.

Una mafia che da una parte si è trasformata in “un fenomeno nazionale e internazionale, soprattutto a causa del monopolio del traffico di cocaina detenuto da 'Ndrangheta e Cosa nostra” che grazie ai miliardi di cui dispone “può corrompere personaggi potenti appartenenti alle banche e alle istituzioni” ma che dall'altra continua a perdere consenso nella società. “Quando il mafioso vede manifestazioni come quella di oggi a Palermo, che provocano una perdita di consenso, cerca in tutti i modi di riconquistarlo. Purtroppo in questa città, al di là di questi giorni importantissimi, dove più che festeggiare è essenziale celebrare, ricordare e fare memoria, per necessità e bisogno spesso il cittadino ricorre più al mafioso e meno allo Stato, perchè ancora oggi può dargli qualche soddisfazione. Onestamente però la mafia militare sta perdendo consenso. Ma c'è un'altra mafia, quella dei colletti bianchi, che è ancora potente”.
E lo Stato come reagisce di fronte al dilagare del fenomeno mafioso? “Oggi non vediamo uno Stato forte, ma uno Stato che cerca in qualche modo di contenere il fenomeno, e non di annientarlo. Un gravissimo segno è ad esempio il fatto che a Castelvetrano c'è ancora un latitante che sta per battere il record di Totò Riina: si chiama Matteo Messina Denaro. E in un paesino di cinquemila abitanti lo Stato italiano, che in Sicilia dispone di diecimila funzionari tra carabinieri, polizia, Guardia di Finanza e reparti speciali, non riesce a catturarlo. È impossibile accettare che un capomafia, latitante da ventiquattro anni e condannato per strage non venga catturato. Sebbene ci siano molti componenti delle forze dell'ordine, nella Squadra Mobile di Palermo e Trapani, solo una ventina di persone viene impiegata nella sua ricerca quando ci sono tutti i mezzi, i soldi, le capacità e la tecnologia per poterlo arrestare. Noi non vogliamo avere l'impressione che questo Stato ancora non voglia eliminare la mafia, e ce lo deve dimostrare”.
C'è però un importante fatto che segna una svolta nella storia del nostro Paese: “Il 27 maggio si aprirà un processo mai accaduto nella storia, dove i boss di Cosa nostra verranno processati insieme a pezzi dello Stato per quella famosa trattativa mafia – Stato. I giudici valuteranno se i ministri e gli ex ministri erano veramente complici dei mafiosi, ma si tratta comunque di un segnale importante, perchè finalmente quei centri occulti di potere di cui parlava Falcone potranno essere smascherati, anche se lentamente, dalla magistratura e dallo Stato, quello Stato forte e vero”.

http://www.antimafiaduemila.com/2013052343066/giorgio-bongiovanni/bongiovanni-a-rai-radio1-la-strage-di-capaci-non-e-solo-mafia.html

 

ANNIVERSARIO STRAGE DI FALCONE 2013, "SOLO LA VERITA' E' LA VERA ANTIMAFIA"

di Giorgio Bongiovanni - 23 maggio 2013 - Shobha


Intervengo per ultimo in questa giornata “colma” di memoria per Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Intervengo per ultimo dopo aver visto l'ipocrisia di Stato andare in scena in autostrada, all'aula bunker dell'Ucciardone e all'albero Falcone dove, in buona fede e con amore, la signora Maria Falcone organizza la memoria in ricordo del fratello compianto. Tra tante parole soltanto l'intervento del giudice Scarpinato, la tenerezza e l'amore di migliaia di ragazzine e ragazzini e qualche articolo dei miei colleghi cronisti sono riusciti a dare un respiro di luce, verità e giustizia a questa mattinata. Ritengo un segno grave, gravissimo, che a nessuno, dico nessuno, dei magistrati che attualmente in Sicilia stanno cercando i mandanti-concorrenti della strage di Capaci è stata data la parola per ricordare Falcone. Non e stata data la parola nemmeno, e forse soprattuto, ai magistrati che stanno per processare i boss di Cosa nostra e gli uomini di Stato che avevano intrapreso una criminale e nefasta trattativa con loro.

Il mio pensiero è questo, breve ma diretto e senza riserve mentali.
“Solo la verità è la vera legalità, la vera antimafia” ha detto oggi Tina Montinaro, vedova del caposcorta del giudice Falcone. In una sola frase ha detto tutto. Solo quando raggiungeremo la verità, infatti, potrà trionfare la giustizia e potremmo dire che il sacrificio di Falcone,

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"IL DOPPIO FRONTE CHE ACCERCHIO' FALCONE"

di Roberto Scarpinato - 23 maggio 2013 –


Sono trascorsi ventuno anni dalla strage di Capaci. Il tempo di una generazione. Mi sono talora chiesto se noi che per ragioni di età fummo testimoni del tempo in cui Giovanni Falcone visse e concluse la sua parabola, abbiamo pienamente adempiuto in questi anni al compito di trasmettere la memoria storica, il senso profondo della tragica e complessa storia collettiva di cui egli fu al contempo  protagonista e vittima sacrificale.   
Il dubbio mi assale perché mi sembra che un’ intera  generazione di  giovani magistrati e di giuristi che oggi ha più o meno trent’anni, e, dopo di loro, una generazione di ventenni che si affaccia al mondo del lavoro, di quella storia conosca solo l’epilogo finale (il boato di Capaci)  e pochi frammenti retrospettivi (la vicenda del maxi processo), frammenti selezionati e riproposti dal sistema dei media e dalla retorica ufficiale in occasione delle cerimonie celebrative.   
Alla memoria collettiva, trasmessa nella staffetta delle generazioni, viene così consegnata una narrazione tragica e nello stesso tempo non problematica degli eventi, che si può riassumere nei seguenti termini: Giovanni Falcone fu un fedele servitore dello Stato condannato a morte e poi trucidato unitamente alla moglie Francesca Morvillo, a Vito Schifani, Antonio Montinari e Rocco Dicillo, componenti della sua scorta, perché con il suo lavoro di integerrimo magistrato, culminato nelle condanne inflitte nel maxi processo, aveva sferrato un colpo mortale a Cosa Nostra, mandando in frantumi il mito della invincibilità dell’organizzazione mafiosa.
I responsabili sono stati  condannati ed hanno i volti noti di coloro che l’immaginario collettivo ha già elevato a icone assolute e totalizzanti della mafia: Riina, Provenzano e altri personaggi di tal fatta.

Questa rappresentazione  dei fatti che riassume  la vicenda Falcone in una radicale contrapposizione tra un uomo simbolo dello Stato legalitario ed una minoranza di criminali, seppure appartenenti ad una potente organizzazione, non rende giustizia, a mio parere, alla grandezza e ai meriti di Falcone perché rischia di rimuovere  dalla memoria collettiva che egli dovette misurarsi non solo con Cosa Nostra, ma anche con  un universo sociale, variamente composito, che per motivi diversi lo avversò in tutti i modi, in parte rallentando ed in parte neutralizzando la sua azione.  
Questa parte della storia -  spesso negletta nelle cerimonie ufficiali e confinata nel limbo della letteratura specialistica o affidata alla memoria dei superstiti -  chiama in causa errori e responsabilità collettive che hanno avuto un rilievo determinante  nello svolgimento degli eventi di cui la strage di Capaci costituisce solo l’epilogo finale.
Errori  e responsabilità che vanno ricordati non con l’animus di voler quasi processare il passato, operazione questa che sarebbe sterile, ma perché il passato custodisce una preziosa lezione che va meditata per il futuro, affinché certi errori non abbiano più a ripetersi, soprattutto in un tempo come l’attuale, segnato da una grave crisi dei valori di legalità e di credibilità delle istituzioni.   
 
La rievocazione di questa parte della storia, alla quale vengono in genere solo dedicati fugaci cenni, vorrei affidarla, per quanto possibile, alle stesse  parole sofferte di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino che ebbero a subirla in prima persona.
Sono parole sofferte quelle che  Paolo Borsellino, pronunciò il 23 giugno 1992 in un discorso tenuto alla Biblioteca comunale di Palermo, commemorando Giovanni Falcone a distanza di un mese dalla strage di Capaci.
Mi pare significativo che colui il quale fu il migliore amico di Giovanni e che ne condivise la sorte nella vita e nella morte, nel rievocare la strage di Capaci non focalizzi in quella occasione la sua attenzione, come sarebbe logico attendersi, sugli esecutori ed i mandanti della strage, ma piuttosto  sui tanti che egli individua come responsabili dell’ostracismo  che aveva condannato Falcone all’isolamento, indebolendolo progressivamente e costringendolo a lasciare il palazzo di Giustizia di Palermo.
 
Ecco un estratto delle parole di Paolo:

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DA VE - MESTRE GAIA NEWS

GAIAnews

notizie dall’Ecoistituto del Veneto

fine maggio 2013


1. Venerdì 24 ore 20.45 a Mestre Parrocchia S.Marco, in Viale S.Marco (vicino Policlinico)

incontro su RESISTENZA NONVIOLENTA NEI TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI IN CIS-GIORDANIA

relatori i volontari di Operazione Colomba

2.Venerdì 24 ore 20.45 a Casale sul Sile (TV) Auditorium Istituto comprensivo

primo incontro di "Sul Sile si legge" con

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SEMANTICA RELIGIOSA DELLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI - 24 MAGGIO

L'evento sarà trasmesso in DIRETTA STREAMING!http://www.antimafiaduemila.com/2013052243010/am-duemila/semantica-religiosa-delle-organizzazioni-criminali-24-maggio.html


L'Associazione culturale UniDonne e ANTIMAFIA Duemila presentano il convegno
‘‘Semantica religiosa delle organizzazioni criminali. Aspetti Socio-Culturali, Storici e Giudiziari’’.
Palermo,
24 maggio 2013, Facoltà di Giurisprudenza - Aula Magna ore 16

Saluti introduttivi della Presidenza della Facoltà

Interventi
Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo

Francesco Del Bene,
sost. procuratore della direz. Distrettuale Antimafia di Palermo

Vincenzo  Ceruso,
scrittore - Comunità di Sant’Egidio

Giorgio Bongiovanni,
Direttore di AntimafiaDuemila

Francesco Michele Stabile,
doc. di Storia della Chiesa presso Facoltà Teologica di Sicilia

Giuseppe Gandolfo,
legale dell’associazione Antiraket di Marsala e dell’associazione ‘‘IO NON PAGO IL PIZZO E TU?’’ di Mazara del Vallo.


Modera
Lucia Castellana,
(Presidentessa dell’Associazione Uni Donne)

 

IL FALSO SCOOP DEL RITROVAMENTO DELL'AGENDA ROSSA DI PAOLO BORSELLINO

di redazione 19luglio1992.com - 22 maggio 2013


A sentir la Repubblica e Il Giornale il mistero dell'Agenda Rossa è risolto. Si trovava accanto al corpo di Paolo Borsellino. "Anziché mostrare interesse e spe­ranza per la scoperta di un video d’archivio che immortala l’intro­vabile «agenda rossa» di Paolo Borselli­no sotto un’auto in via d’Amelio (poco dopo l’attentato del 19 luglio 1992) i pro­fessionisti indomiti dell’antimafia mili­tante corrono a sollevare dubbi e distin­guo."

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DON GALLO, UNO STRALCIO DA "SONO VENUTO PER SERVIRE"

Pubblichiamo qui di seguito uno stralcio dal libro-intervista 'Sono venuto per servire', di Loris Mazzetti e Andrea Gallo (Aliberti 2010)


22 maggio 2013
«Drogati di merda». Così Don saluta i suoi ragazzi che gestiscono l'osteria marinara A 'Lanterna in via Milano dove si mangia un pesce da favola. «Ciao Don, in ritardo questa sera...», è la risposta di Fabio, che serve ai tavoli. Don gli batte una mano sulla spalla e poi girandosi verso di me: «Solo io li posso chiamare così». Nel saluto c'è tutto l'affetto del mondo per i suoi giovani, per i tanti che sono passati dalla comunità di San Benedetto al Porto, che lui ha aiutato a uscire dal tunnel della droga e del malaffare.

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MORTO DON GALLO, L'ALTRA FACCIA DELLA CHIESA: ADDIO AL PRETE DEGLI ULTIMI. E DEI MOVIMENTI

di Mario Portanova - 22 maggio 2013


Il sigaro, il cappello, la voce roca, le sue verità rivoluzionarie. E’ morto a Genova Don Gallo (si chiamava Andrea, ma restava sempre sottinteso), da diversi giorni in condizioni di salute critiche. Don Gallo lo guardavi, lo sentivi parlare, e non potevi fare a meno di pensare che strano corpaccione fosse la Chiesa cattolica italiana, capace di contenere lui insieme a Ruini, Scola, Andreotti, Comunione e liberazione… Prete, comunista, anarchico, no global, irriducibile dei “movimenti”, sempre dalla parte degli “ultimi”.

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ALLO, IOR SEI CASI CON SOSPETTO DI RICICLAGGIO

22 maggio 2013


Vaticano. Si intenfica l'attività di controllo dei flussi finanziari all'interno delle mura della Città del Vaticano. Nel 2012 l'Autorità vaticana di informazione finanziaria (Aif), competente per la vigilanza anti-riciclaggio sullo Stato pontificio, ha raccolto, analizzato e trasmesso sei segnalazioni di attività sospette, contro una nel 2011. Si tratta, è emerso durante la presentazione, di transazioni sospette che riguardano lo Ior, l'Istituto per le Opere di Religione.

Al promotore di giustizia sono stati fatti due rapporti, contro nessuno nel 2011. Sono poi state quasi 2.400 le dichiarazioni di trasporti transfrontalieri di denaro in entrata o in uscita dal Vaticano superiori ai diecimila euro. Le dichiarazioni in entrata sono state 598, quelle in uscita 1.782. I dati sono significativamente inferiori rispetto al 2001, quando a partire da aprile - entrata in vigore dell'obbligo - le dichiarazioni erano state 658 in entrata e 1.894 in uscita.

"I dati mostrano una tendenza verso l'aumento delle segnalazioni di attività sospette nel quarto

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ALLO, IOR SEI CASI CON SOSPETTO DI RICICLAGGIO

22 maggio 2013


Vaticano. Si intenfica l'attività di controllo dei flussi finanziari all'interno delle mura della Città del Vaticano. Nel 2012 l'Autorità vaticana di informazione finanziaria (Aif), competente per la vigilanza anti-riciclaggio sullo Stato pontificio, ha raccolto, analizzato e trasmesso sei segnalazioni di attività sospette, contro una nel 2011. Si tratta, è emerso durante la presentazione, di transazioni sospette che riguardano lo Ior, l'Istituto per le Opere di Religione.

Al promotore di giustizia sono stati fatti due rapporti, contro nessuno nel 2011. Sono poi state quasi 2.400 le dichiarazioni di trasporti transfrontalieri di denaro in entrata o in uscita dal Vaticano superiori ai diecimila euro. Le dichiarazioni in entrata sono state 598, quelle in uscita 1.782. I dati sono significativamente inferiori rispetto al 2001, quando a partire da aprile - entrata in vigore dell'obbligo - le dichiarazioni erano state 658 in entrata e 1.894 in uscita.

"I dati mostrano una tendenza verso l'aumento delle segnalazioni di attività sospette nel quarto

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