Martedì, Novembre 24, 2020
   
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Osservatorio Planetario

Intervista ad Alex Zanotelli

Emergenze planetarie: da Mestre Venezia intervista al noto missionario Alex Zanotelli a cura di Massimo Bonella "Direttore di Pianeta Oggi Tv Online".

In collaborazione con TeleIdea Chianciano e TeleJato Sicilia.

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Un giornalista Libero

Un uomo giusto

Il ricordo di Roberto Morrione, giornalista libero

di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 20 maggio 2001 

 

Quando un uomo giusto lascia questo mondo un senso di vuoto e di solitudine si impadronisce di tutti coloro che hanno avuto la possibilità di conoscerlo o di viverci accanto.

Abbiamo conosciuto Roberto Morrione diversi anni fa. Erano i primi numeri di Antimafia Duemila e Roberto ci ospitò a RaiNews24 in alcune trasmissioni di approfondimento sul tema mafia. La sua grande professionalità unita ad una profonda umanità ci colpirono immediatamente. Dietro l'aspetto mite avevamo incontrato un uomo votato al senso più etico che possa essere concepito per la professione di giornalista. Quel suo spirito di servizio incondizionato e libero da qualsiasi schema lo avremmo ritrovato negli anni a venire ogni qualvolta i nostri percorsi professionali si incrociavano. Ed era sempre un rinnovarsi di profonda stima nei confronti di un giornalista capace di sfidare, pagandone personalmente le conseguenze, un sistema mediatico che troppo spesso emargina grandi uomini promuovendo mediocri e servi.

 

Nella nostra memoria è impresso in maniera indelebile il suo gesto di coraggio di mandare in onda il 21 settembre 2000 nella trasmissione “Borsellino, un'intervista smarrita” l'intervista fatta dai giornalisti francesi di Canal Plus al giudice Paolo Borsellino due giorni prima della strage di Capaci. Quella puntata aveva scatenato l'attacco violento di Marcello Dell'Utri e dei suoi sodali nei confronti di Morrione e dell'intera redazione di RaiNews24. Poco più di un anno dopo, nel 2002, la Corte d’assise di appello di Caltanissetta, nel processo per la strage di via D’Amelio, aveva giudicato quell'intervista fondamentale. Borsellino,

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Da Antimafia Duemila editoriale del Direttore Giorgio Bongiovanni

Enigma Graviano

di Giorgio Bongiovanni - 17 maggio 2011 

 

Parlano e non parlano, rispondono e non rispondono, imprenditori in doppio petto firmato e stragisti spietati. Chi sono questi boss dell’ultima era corleonese?  

Innanzitutto va stabilito un punto fermo: non sono collaboratori di giustizia e in quanto imputati hanno il diritto di mentire.

Il circo mediatico, soprattutto quello filo-berlusconiano, ha alimentato a dismisura un equivoco di fondo (in cui il grande pubblico, digiuno di materia giudiziaria, è caduto facilmente) cercando di mettere sullo stesso piano le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e quelle dei Graviano in una sorta di confronto possibile tra due testimoni di uno stesso evento.

Filippo e Giuseppe Graviano sono due capimafia di grosso calibro, condannati all’ergastolo per più delitti, inquisiti da più procure e ancora punti di riferimento per l’intera organizzazione Cosa Nostra. Forse potranno essere un po’ indispettiti per essere in tutta probabilità rimasti vittime delle loro stesse trattative, ma non sono collaboratori di giustizia, non sono mai venuti meno a quel patto di sangue che li vincola al voto di omertà. Un giuramento che non hanno mai spezzato.

 

 

Quindi è ovvio, se negano persino l’esistenza di Cosa Nostra e il loro status di mafiosi, che non possono e non hanno

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Antimafia Duemila al salone del libro di Torino

Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino al Salone del libro di Torino

di Antimafia Duemila 

15 maggio 2011

 

Capaci e Via D'Amelio come le stragi delle Torri Gemelle. Il parallelismo fatto da Giancarlo Caselli tra gli eccidi del '92 e la strage dell'11 settembre è decisamente inquietante, ma altrettanto logico. L'occasione è la presentazione del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” (Bongiovanni-Baldo, Aliberti ed.) avvenuta lo scorso 13 maggio al Salone internazionale del libro di Torino. Rispondendo al moderatore, Anna Petrozzi, l'attuale procuratore di Torino ripercorre le pagine di un libro che “forma e informa”, ma che ugualmente “sconcerta, preoccupa, indigna e inquieta” per i tanti interrogativi senza risposta. L'analisi di Caselli prende fiato dalla propria esperienza di procuratore di Palermo che per primo riceve le sconvolgenti rivelazioni del boss mafioso Mario Santo Di Matteo il quale decide di collaborare con la giustizia proprio con lui. E sono quelle dichiarazioni che improvvisamente aprono uno squarcio sulla strage di Capaci, il primo tassello di verità da parte di uno dei carnefici di quell'eccidio che inchioda alle loro responsabilità il Gotha di Cosa Nostra. Le considerazioni dell'ex procuratore di Palermo sull'importanza di conoscere a fondo tutti gli elementi che ruotano attorno alle stragi di Capaci e via D'Amelio prendono spunto dal falso pentito Vincenzo Scarantino e dal depistaggio al quale si sarebbe prestato. Un depistaggio emerso recentemente dalle dichiarazioni dell'ex boss mafioso Gaspare Spatuzza al quale lo Stato

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Antimafia Duemila www.antimafiaduemila.com

Invito  alla presentazione del libro

GLI ULTIMI GIORNI DI PAOLO BORSELLINO

Dalla strage di Capaci a via D’Amelio

di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo

Aliberti Editore

 

giovedì 19 maggio 2011, ore 21.00

Padova, Fiera Campionaria - palaAscom - padiglione 8

Presenta Giovanni Viafora, giornalista-scrittore

Interviene Lorenzo Baldo, vicedirettore Antimafia Duemila

Andrea Colasio

Assessore alla Cultura

 

In primo piano

DA NOBEL A NOBEL: LETTERA APERTA DA PEREZ ESQUIVEL A OBAMA


Caro Barack:

 

Mi accingo a scriverti questa lettera in modo fraterno, ma deciso ad esprimerti la mia preoccupazione e indignazione nel vedere morte e distruzione disseminate in diversi paesi, in nome della "libertà e della democrazia", due parole prostituite e svuotate del loro contenuto; finiscono con il giustificare l’omicidio che viene festeggiato come se si trattasse di un evento sportivo.

 

 

Indignazione di fronte all'atteggiamento della popolazione degli Stati Uniti, dei capi di Stato europei e di altri paesi che sono scesi in appoggio all'uccisione di Bin Laden, ordinata dal tuo governo e con il tuo compiacimento a nome di una presunta giustizia. Non hanno cercato di arrestarlo e giudicarlo per i presunti crimini commessi, il che suscita ancora più

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Pianeta Oggi reporter - Ufologia

Intervista al ricercatore reportagista Pier Giorgio Caria a cura di Federica Giocolano, che ringraziamo per la collaborazione. Trasmissione in programmazione anche sulle reti di Tele Idea Chianciano e Tele Jato Sicilia.

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Nucleare = Energia della Morte!

L'ITALIA RADIOATTIVA

Il nucleare che già c'è

di Luca Carra

 

Sono decine i siti pieni di scorie: centrali chiuse dal referendum, centri di ricerca, depositi. Ecco la mappa. Mentre Tokyo ammette un'altra Chernobyl.

 

Forse non tutti ce l'hanno in mente, specie dopo che i giapponesi hanno ammesso che Fukushima è stata un'altra Chernobyl, livello 7 di pericolosità. Ma il fatto è che l'Italia è ancora un paese nucleare. È vero che le quattro centrali non producono più un chilowattora dal referendum del 1987. Ma ciò non significa che siano libere da scorie e radiazioni. Non solo: accanto alle ex centrali, ci sono i laboratori e poi gli impianti di fabbricazione e riprocessamento di combustibile nucleare, ormai dismessi e trasformati in depositi di scorie (vedi box di pagina 120).

 

L'inventario radioattivo nazionale conta, infine, alcune "piscine", dove stanno a mollo le barre di combustibile irraggiato (e ancora fortemente radioattivo) estratte dai vecchi reattori, in attesa di prendere la via del riprocessamento a La Hague (Francia) o a Sellafield (Regno Unito). Essenzialmente, insomma, stazionano sulla penisola 100 mila metri cubi di spazzatura radioattiva, con tempi di decadimento che vanno da qualche mese o anno (i rifiuti della medicina nucleare) a centinaia di migliaia di anni (il plutonio). Mettere in sicurezza il nucleare del passato ci costerà almeno 4,5 miliardi di euro, in parte prelevati dalle bollette (alla voce A2), che la società incaricata Sogin sta spendendo per smantellare le centrali e neutralizzare i rifiuti. Il tutto dovrebbe essere terminato entro il 2020, anno in cui gli impianti francesi e britannici cominceranno a restituirci ben impacchettate le scorie derivanti dal riprocessamento del combustibile esaurito. Leggiamo allora questa mappa del "nucleare reale" italiano, lungo l'itinerario suggerito il 25 giugno 2003 dall'allora capo del Sismi Niccolò Pollari alla commissione Ciclo dei rifiuti della Camera. La paura di al Qaeda aveva acceso i riflettori sui potenziali bersagli di un attacco terroristico in Italia, e il generale stilava una "classifica

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Editoriale di Giorgio Bongiovanni Direttore di Antimafia Duemila

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SI PENTE L'EX PROCURATORE ANTIMAFIA PIER LUIGI VIGNA

di Giorgio Bongiovanni – 5 maggio 2011

 

Ci sono i collaboratori di giustizia, ex mafiosi che abbandonano l'associazione criminale di appartenenza e passano dalla parte dello Stato. E ci sono gli uomini delle Istituzioni, che hanno lavorato benissimo nella lotta contro la criminalità organizzata e che ad un tratto si convertono, per diventare collaboratori della “ragion di Stato”.

Uno di loro, che ho conosciuto personalmente e nel quale ho sempre nutrito profonda stima è l'ex Procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna.

Il magistrato che indagò sulle stragi del 1993; che interrogò numerosi pentiti; che per primo, in riferimento a quanto si cela dietro quegli eccidi, utilizzò l'espressione “mandanti a volto coperto”. E che con quell'accusa, insieme ad altri colleghi, iscrisse Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri nel registro degli indagati indicandoli con gli pseudonimi di “autore 1” e “autore 2”.

 

Ieri, in un'intervista resa al Messaggero, Pier Luigi Vigna ha gettato un improvviso colpo di spugna sul passato e ha dichiarato di aver cambiato idea: non ci sono mandanti occulti dietro le stragi, sul ruolo di Berlusconi e Dell'Utri impossibile trovare una conferma perché conferme “non esistevano” e quelle dichiarazioni rilasciate dai pentiti sono solo il frutto di un inganno. Affermare “siamo appoggiati da Berlusconi era una bufala (detta dai capi ndr.) per convogliare persone aderenti al gruppo in un programma che a qualcuno lo stomacava”.

A crollare, secondo l'ex Procuratore nazionale antimafia sarebbe quindi il codice Buscetta, secondo cui un uomo d'onore deve dire sempre la verità ad un altro uomo d'onore: “Quando ho chiesto notizie sulla conservazione di questa regola – sono le sue parole – i nuovi capimandamento si sono messi a ridere”. Come a dire che da oggi in poi non dovremmo più fidarci delle cosiddette dichiarazioni de relato, quelle sulle quali si basava in buona parte il lavoro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, quelle che attualmente – debitamente riscontrate - hanno valore di prova nei processi e che negli anni hanno permesso alla Giustizia di arrestare centinaia di mafiosi e di far sequestrare numerosi arsenali militari.

 

 

Incredibili e gravissime, anche per questo, le affermazioni di Vigna. Perché se un capomafia può millantare qualsiasi cosa e anche dopo i dovuti riscontri alle sue dichiarazioni non possiamo affermare che abbia detto la verità allora ecco che tutto può essere il contrario di tutto. Un'impostazione che mi sorprende  e

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Le Vostre Lettere: "ad Antonio Ingroia"

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Scritto da Danielle Sansone - Domenica 01 Maggio 2011 

 

Caro Dottore Ingroia,

chi le scrive è una ragazza che da molti anni segue silenziosamente il suo operato e che apprezza il suo impegno in una lotta così difficile come quella alla mafia. E, mi creda, non è facile scriverle una lettera soprattutto in questo preciso momento storico. Un momento che vede il ripetersi di avvenimenti analoghi a quelli del 92, a quel tragico anno che ci ha tolto prima Giovanni Falcone poi Paolo Borsellino. Forse sono stati proprio Giovanni e Paolo a suggerirmi di scriverle, affinché potesse arrivarle tutta la tristezza che provo in questo momento perché lei, come tutti gli altri, si sta sacrificando per regalarmi un futuro migliore; lo sta facendo in una dura realtà come quella che è diventata oggi la nostra Italia. Non ho potuto ascoltare i loro insegnamenti, perché ero una bambina troppo piccola e troppo ingenua per capire che da quelle stragi sarebbe partita un importante ricerca di verità. Mai avrei potuto pensare che un giorno il mio destino si sarebbe incrociato con il suo nome e con il suo operato. Da studentessa i suoi libri sono diventati gli unici strumenti che ho avuto per apprendere gli insegnamenti che da Paolo non ho ricevuto e la sua presenza il giusto nutrimento per proseguire e portare avanti il progetto che ho deciso di porre in essere.

 

 

Attraverso le pagine dei suoi scritti, gli interventi ai vari convegni, ho scoperto che Paolo ci ha lasciato un angelo che non può e non deve essere lasciato solo. Col tempo, ho capito che dietro la toga che indossa c’è un uomo dotato di una notevole sensibilità e di grande forza d’animo. Ogni sua parola, ogni sua vicenda assumono un importanza fondamentale nel mio percorso, come quello ognuno di noi. Ci sono poche persone che rappresentano il senso vero dell’Istituzione e lei, caro Giudice, è uno dei pochi. I giovani che si affacciano al futuro hanno bisogno di certezze, di punti di riferimento che siano esempio di onestà e integrità morale. Lei rispecchia tutto ciò, perché traspare dal suo sorriso. Sappiamo benissimo che per nulla al mondo lei si lascerà abbattere; forse è proprio per quell’amore che ha appreso da Paolo e che inevitabilmente sta dando a tutti noi se ha scelto di portare avanti questa missione. La Sicilia, tanto bella quanto disgraziata, amata e cantata da Goethe è terra in cui ha deciso di spendere le sue forze nel combattere questo male. Per far si che questa Terra non sia mai più disgraziata ma bellissima. Per far si che tra le sue strade, si possa respirare quel fresco profumo di libertà... Perchè quando si ama qualcosa di importante e

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Da Antimafia Duemila

Brusca: “Berlusconi e Dell'Utri con le stragi del '93 non c'entrano”. No, Berlusconi c'entra e Dell'Utri peggio!

di Giorgio Bongiovanni

4 maggio 2011

 

Leggo le dichiarazioni di Giovanni Brusca rilasciate al processo Tagliavia e rimango profondamente perplesso e dubbioso: “Berlusconi e Dell'Utri non c'entrano nulla con le stragi del '93”, “infiltrati dei servizi segreti all'interno di Cosa nostra? Fantapolitica giudiziaria”.

Conosco bene la storia giudiziaria di Giovanni Brusca, lo ritengo per altro un collaboratore di giustizia serio e attendibile. Recentemente ha avuto alcuni problemi giudiziari che però non riguardano l'apporto fornito negli anni attraverso la sua collaborazione con dichiarazioni coerenti e soprattutto riscontrate. Ciò non toglie che Giovanni Brusca possa non essere a conoscenza di tutte le strategie in atto all'interno di Cosa Nostra in quel momento. E questo è bene che sia chiaro, soprattutto a lui stesso.

 

 

Nei primi anni '90 Giovanni Brusca non sa che già Dell'Utri e Berlusconi sono stati contattati da Riina, ne viene a conoscenza successivamente come racconta nei verbali depositati. Apprende infatti che

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Pianeta Oggi Reporter

Da Cordenons - PN  intervista a Giulietto Chiesa "Giornalista e Deputato Parlamentare Europeo" per quanto concerne le attuali emergenze planetarie con riferimento in primo piano al Progetto Alternativa. A cura di Massimo Bonella Direttore di Pianeta Oggi Tv online. Trasmssione in collaborazione con TeleIdea Chianciano Terme e TeleJato Sicilia. Vi inviatiamo a seguire i nuovi canali televisivi in rete Internet www.pandoratv.it e www.youtube.com/megachannelzero

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Nucleare

UNA DATA FINALE? (NOTE SPARSE SUL FUTURO NUCLEARE CHE CI PREPARANO)
di Giulietto Chiesa - 25 aprile 2011

Se esistiamo è perché il livello di radioattività alla superficie della terra è compatibile con noi. Per meglio dire noi, esseri umani e esseri viventi in generale, siamo nati compatibili con un determinato livello radioattivo.
Il fatto è che noi umani abbiamo esteso la tavola di Mendeleev, aggiungendo altri elementi, tutti variamente radioattivi.

Poi abbiamo fatto anche di peggio, creando centinaia di sostanze che in natura non esistono, molecole che la natura non riconosce. Come tali queste sostanze, che continuiamo a immettere nella natura, non possono essere riciclate, perché la natura ricicla se stessa e non prevede le nostre follie.  Dunque resteranno per sempre, fino a che soffocheranno l'ecosistema.
Se non si tiene presente questi “dettagli” la discussione sul nucleare non ha molto senso e rischia di avere poca efficacia, o di ridursi a una questione di economia, o di energia. Non è così.  Coloro che continuano a sostenere il nucleare, nonostante Fukushima, non provano paura. Noi, invece, dobbiamo in certo qual senso alzare il livello di paura. Lo affermo con decisione, pur sapendo che la paura è un sentimento, una emozione, e in genere non aiuta a prendere decisioni razionali. Cercherò tuttavia di dare un contributo all'innalzamento della paura  perché temo che sia l'unico modo per aumentare le possibilità di sopravvivenza.
Il 12-13 giugno, per esempio, in Italia si dovrebbe votare un referendum per abrogare la legge che sintetizza il programma nucleare del governo Berlusconi: un programma che prevede la costruzione di alcune centrali nucleari sul territorio italiano.
Ho messo il condizionale “si dovrebbe”, perchè al momento

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Il caso Massimo Ciancimino da Antimafia Duemila

Ciancimino resta in carcere

Tra esplosivi e calunnie troppe le spiegazioni che non convincono i magistrati

di Anna Petrozzi - 25 aprile 2011

 

Ha trascorso il giorno di Pasqua in cella di isolamento Massimo Ciancimino dopo che il Gip di Parma ha convalidato l’arresto per calunnia aggravata secondo l’accusa dei pm di Palermo.

 

Non hanno convinto i magistrati le sue spiegazioni tra le lacrime, non gli hanno creduto quando ha giurato di non essere stato lui a falsificare quel documento in cui è stato aggiunto posticciamente – per gli esperti della scientifica – il nome dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Troppa confusione, troppi tentennamenti anche quando ha cercato di ritrattare la dichiarazione resa a verbale nella quale affermava di aver visto il padre aggiungere di suo pugno il nome del super poliziotto amico di Falcone e allo stesso tempo amico dei mafiosi. Niente da fare. Stavolta a Massimo Ciancimino non resta che tacere e riflettere chiuso nella sua cella.

 

L’interrogatorio di sabato però, non si è limitato alla verifica degli atti, per niente. Si è trasformato, invece, in un altro colpo di scena. Su indicazione del testimone, la polizia giudiziaria e gli artificieri hanno rinvenuto nel cortiletto interno del suo appartamento di Palermo, in via Torrearsa, 13 candelotti, 21 detonatori e 2 micce. Secondo Ciancimino sarebbero stati contenuti in un

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Corrispondenza da Bologna

11° Giornata di Studio Mistica e parapsicologia

 

Ieri 16 aprile si è svolta a Bologna la “11° giornata di studio mistica e parapsicologia” organizzata dalla Fondazione Biblioteca Bozzano - De Boni e che ha visto la partecipazione dello stigmatizzato Giorgio Bongiovanni e del ricercatore Pier Giorgio Caria, invitati personalmente dalla nota scrittrice Paola Giovetti.

Alla presenza di un folto pubblico Giorgio Bongiovanni ha parlato della sua esperienza di stigmatizzato, iniziata nel 1989 a Fatima e dei tre aspetti fondamentali che caratterizzano la sua opera: la lotta per la legalità attraverso la sua rivista AntimafiaDuemila di cui è direttore, il sostegno verso i più deboli e indifesi, i bambini, attraverso la Onlus Funima International di cui è socio fondatore e la divulgazione del  messaggio celeste che gli è stato affidato.

Ha focalizzato il suo intervento appunto su quello che è l’aspetto fondamentale della sua missione: l’annuncio del Ritorno di Cristo, spiegando nei dettagli in che modo il Figlio dell’Uomo si manifesterà a questa umanità, sottolineando che il tempo è questo, gli eventi mondiali, anche catastrofici e i segni divini che si manifestano in ogni luogo lo annunciano, anche se nessuno conosce il giorno né l’ora.

Pier Giorgio Caria ha fatto vedere le analisi effettuate recentemente alle stigmate, che ancora oggi, dopo oltre 20 anni continuano a sanguinare quasi quotidianamente, come segno di redenzione, di richiamo al ravvedimento.

In conclusione Giorgio ha risposto alle molte domande del pubblico che ha seguito con molta attenzione il suo intervento.

 

 

Per la Redazione

Maria Josè Lastra

 

17 aprile 2011

   

Ricordando il Giornalista Vittorio Arrigoni

La morte di un eroe del nostro tempo

di Giulietto Chiesa.

La morte di un eroe del nostro tempo, che, sempre di più, avrà bisogno di eroi.

Vittorio Arrigoni è stato ucciso perché chi uccide non tollera testimoni. Ma anche perchè la spirale di follia in cui questo mondo sta scivolando richiederà sangue sull’altare dei potenti. Il modo migliore di onorare la sua memoria sarà quello di prepararci a fronteggiare un’ondata di violenza che sarà proporzionale alla gravità della crisi in cui si dibattono i poteri che hanno condotto il pianeta nella tempesta che è già cominciata.

Useranno l’inganno per perpetrare le loro violenze. Come in questo caso orribile. Hanno usato la sigla “salafita” perchè si riversasse sul mondo islamico l’esecrazione inevitabile. Ma era un trucco, ovviamente ignobile, per dirottare l’attenzione. Non volevano nessuno scambio di prigionieri. Volevano uccidere Vittorio.

Un ragazzo meraviglioso. Coraggioso, pieno di abnegazione, di idee buone. Scriveva “restiamo umani”: era la sua sigla. Niente è stato detto di più aderente alla realtà di cui avremmo bisogno, di fronte alla disumanità che lui ci aveva raccontato: la ferocia dell’assalto contro Gaza, la determinazione di uccidere i civili, di sterminare “gli scarafaggi” che osano esistere in un luogo che Israele ha deciso essere suo.

Ma Vittorio è stato ucciso perchè resisteva contro un nemico molto più grande.

Dovremo “restare umani” mentre ci assalgono, mentre colpiscono tutti i nostri “territori”, a cominciare dal nostro cervello, dal nostro corpo, dall’acqua che noi siamo, dall’aria che respiriamo, dalla terra a cui siamo ancorati. Il mostro Mercato ha ormai bisogno, per crescere, di annientare la nostra umanità.

Fukushima, la crisi finanziaria, la guerra in Libia, la rivolta araba, sono solo i lampi all’orizzonte.

Dovremo “restare umani” anche perché, se cedessimo – per rabbia, per angoscia – loro avrebbero già vinto.

http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/5993-la-morte-di-un-eroe-del-nostro-tempo.html

   

Aria di morte in Sardegna......

SINDROME DI QUIRRA

 

La guerra di Villaputzu con il poligono della morte.

Bambini malformati. Pastori malati di leucemia.

Animali con due teste. L’hanno chiamata “sindrome di Quirra” perché le patologie sono simili a quelle dei soldati inviati nelle missioni internazionali, che partono sani e tornano con tumori e linfomi in dote. Il Salto di Quirra, costa sudorientale della Sardegna, è invece un luogo di pace, almeno apparente.

Un luogo di pascoli e di filo spinato: 12.700 ettari che ospitano il più grande poligono militare d’Europa, con la testa sprofondata a Perdas de fogu – che, tradotto dal sardo, significa “Pietre di fuoco”, una profezia nel nome – e i piedi tuffati nel mare di Quirra, nelle spiagge di Murtas e Capo San Lorenzo.

Qui, in realtà, si combattono due guerre: la guerra simulata degli eserciti internazionali, che prendono in affitto la terra sarda per sperimentare aerei, armi e missili di ultima generazione, e la guerra civile, silenziosa e muta, dei pastori, che portano al pascolo le pecore nei terreni contaminati.

Pastori divisi tra la necessità di lavorare per produrre latte che venderanno a 60 centesimi al litro e la paura, che è quasi una scommessa, di contrarre un tumore. Perché portare le greggi al pascolo a Quirra, come ha dimostrato la recente indagine condotta dai veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari, significa avere il 65 per cento delle possibilità di ammalarsi di una leucemia o di linfoma.

 

A Quirra, piccola frazione di Villaputzu che conta neanche 150 anime, epicentro dell’indagine che ha accertato un impressionante numero di tumori del sistema emolinfatico, in pochi accettano di parlare del poligono militare. Al bar del paese, il giovane che serve il caffè si trincera dietro un cupo no comment. Ed è dal tono che comprendi di camminare su un terreno minato. Un terreno su cui, in realtà, si può passeggiare quasi liberamente: una vasta area del poligono è aperta, non recintata da filo spinato, ma accessibile, coltivata, adibita a pascolo. Nel cuore della base interforze sorgono agrumeti, oliveti e piccole aziende d’allevamento a conduzione familiare: si tratta di una zona cuscinetto che fino a poco tempo fa veniva sgomberata nei giorni delle esercitazioni militari. «Ci davano un indennizzo per la giornata lavorativa persa e ci mandavano via» spiega un anziano signore. «Caricavano gli abitanti di Quirra su un pullman – conferma Mariella Cao, attivista del comitato pacifista “Gettiamo le basi” - e li lasciavano su uno spiazzo per l’intera giornata, fino ad esercitazione conclusa. Oggi no, non succede più: oggi non si preoccupano neppure di mandarli

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Il caso Pasquasia

Sicilia radioattiva: il caso Pasquasia

di Giorgio Bongiovanni e Monica Centofante

 

In tempi in cui il nucleare torna a sembrare l’unica risposta possibile al fabbisogno energetico del nostro Paese c’è una piccola località, nel cuore della Sicilia, che è pronta a dimostrare che così non può e non deve essere.

Si chiama Pasquasia, provincia di Enna, e se oggi è una cittadina sconosciuta ai più, in passato ha raggiunto una certa fama grazie alla sua miniera di Sali alcalini misti ed in particolare Kainite per la produzione di solfato di potassio. Un sito che dagli anni Sessanta fino al 1992 ha dato lavoro a migliaia di persone e che da allora, a quanto pare, semina morte.

Negli anni d’oro la Italkali, azienda gestore della miniera di superficie, era infatti la terza fornitrice di Sali potassici di tutto il mondo - la prima per qualità nel settore - e impiegava 500 dipendenti diretti e altrettanti indotti. E così avrebbe potuto continuare per decenni se in quel 1992, per cause non ancora appurate, non avesse dovuto chiudere i battenti. Senza preavviso e per sempre, mandando a casa quegli stessi dipendenti nel totale (e sospettoso) disinteresse della politica, che in un’area con un alto numero di disoccupati avrebbe dovuto come minimo creare un certo dibattito.

 

I motivi di quella improvvisa chiusura non sono mai stati

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Il caso Quirra

Il poligono della morte Salto di Quirra

di Mariella Cao - 12 apriel 2011

Quirra, una manciata di modeste case rurali sparse in una vallata racchiusa tra un aspro altopiano di selvaggia bellezza e un’ampia spiaggia da incanto, greggi al pascolo, vigneti, orti, aranceti. Un eden sconvolto da inquietanti presenze aliene: postazioni radar occupano le cime dei rilievi, il filo spinato ferisce la spiaggia, esplosioni e rombi di missili fanno tremare la terra.

Quirra si trova lungo la strada orientale di collegamento sud nord Sardegna, nel varco lasciato aperto dal Pisq (Poligono missilistico sperimentale Interforze Salto di Quirra), “il gioiello della Corona” come amano definirlo i generali, ossia il poligono terrestre, aereo e marittimo più grande d’Europa: 130 kmq a terra, laddove a mare una sola delle zone sottoposte a schiavitù militare, con i suoi 28.400 kmq, supera la superficie dell’intera Sardegna. Si articola nel poligono a mare di Capo San Lorenzo e di Perdasdefogu sull’altopiano. Il poligono, come indica bene il termine inglese bombing test range e lo spagnolo campo de bombardeo, è adibito a manovre di guerra life fire (a fuoco vivo, con vero munizionamento da guerra), sperimentazioni, collaudo di armamenti, esercitazioni delle truppe Nato e extra Nato. È a disposizione delle imprese private produttrici di sistemi d’arma al prezzo di un milione e duecentomila euro al giorno (ultimo prezzo reso noto nel 2003, però parrebbe fermo a quello richiesto negli anni ’70). Considerato che i clienti abituali (Oerlikon-Contraves, Aerospatiale, Finmeccanica, Alenia, Oto Melara, Iveco ecc.) sono in media tre per volta, il “reddito” supera i 100 milioni al giorno, un fiume di denaro che non transita in Sardegna.

Nella striscia di Quirra si muore di “sindrome Golfo-Balcani”, gli animali nascono con terribili alterazioni genetiche come i bambini di Escalaplano, paese confinante con il lato ovest del Pisq.

Indagine dei veterinari. La strage interminabile – denunciata ininterrottamente dal 2001, monitorata dalle associazioni base e dalla stampa sarda, ignorata da “quelli che contano” – di recente è diventata visibile anche fuori dall’isola grazie alla fuga da cassetti blindati dell’indagine anamnestica dei veterinari delle ASL e al suo approdo in internet e nei PC di alcuni giornalisti.

 

Lo studio esamina i ventuno allevamenti stanziali di ovini, rileva «l'insorgere contemporaneo di problematiche genetiche (malformazione) negli animali e gravi malattie tumorali nelle persone che si

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Ufologia: la Verita' da sotto il moggio viene alla Luce

Nelle carte Fbi nuova luce sugli Ufo

 

Corpi umanoidi in New Mexico nel 1950 e un avvistamento nello Utah nel 1949

 

MILANO - Chi crede all'esistenza degli Ufo ha ora qualche ragione in più: negli anni Quaranta ci credeva anche l'Fbi, come risulta senza ombra di dubbio dalle carte riservate, in pieno stile X-Files, appena pubblicate sul sito del Bureau, (The Vault). I documenti, scovati dal giornale Salt Lake Tribune ma accessibili a tutti, danno conto di almeno due avvistamenti, uno nello Utah e uno nel New Mexico (il famoso incidente di Roswell). Cominciamo dal secondo, di cui si parla da tempo ma adesso reso un po' più credibile appunto dai nuovi documenti. Il rapporto dell'Fbi,

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