Domenica, Agosto 18, 2019
   
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Antimafia Duemila & Terzo Millennio

USA FALL OUT

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 (In collaborazione con Antimafia Duemila)

di Giorgio Bongiovanni
Da giorni i media italiani si stanno occupando della morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate lo scorso 26 luglio, mentre svolgeva il proprio servizio. Una vicenda che, come ha dichiarato il Procuratore facente funzioni di Roma, Michele Prestipino, vede una narrazione ufficiale che non ha chiarito ancora tutti i dubbi e non sono poche le incongruenze che emergono sia prima che dopo la morte del militare.
Al centro del dibattito, però, non vi sono solo le modalità con cui Cerciello Rega ed il suo collega Andrea Varriale sono intervenuti presumibilmente per il semplice recupero di un borsello, ma a rendere ancor più tenebrosa e drammatica l'intera vicenda è la pubblicazione della foto choc dell’americano bendato e ammanettato, diffusa dapprima nelle chat interne all’Arma e poi giunte sui giornali di mezzo Pianeta.
Fonti investigative hanno spiegato che Christian Gabriel Natale Hjort, arrestato assieme al 19enne Finnegan Lee Elder (colui che ha ammesso di aver accoltellato e ucciso il vicebrigadiere dei carabinieri, ndr) avrebbe tenuto il foulard sugli occhi "per quattro, cinque minuti al massimo" prima di essere spostato in un'altra stanza.
Ma non è certo la durata con cui si è svolto un atto simile che diminuisce o giustifica un gesto sicuramente grave e deprecabile e che non rende onore ai valori che, diversamente, sono propri dell'Arma dei Carabinieri. Anche su questo l'autorità giudiziaria italiana sta effettuando tutti gli accertamenti e non abbiamo dubbi che si interverrà contro gli autori.
Immediatamente lo sdegno è arrivato anche oltreoceano, negli Stati Uniti. I più grandi media hanno pubblicato la foto accompagnata dai titoloni ad effetti come “Scioccante” (Cnn), “Intollerabile” (Washington Post), “Esposto come un trofeo” (Bloomberg), “Intollerabile, intollerabile, intollerabile” (Los Angeles Times).
C'è chi, come Alan Dershowitz, maestro del diritto penale “liberale” statunitense, è arrivato addirittura a chiedere l'"invalidazione dell’intero procedimento penale. Altri hanno ipotizzato la richiesta di estradizione da parte del governo Usa. Ipotesi non solo remote ma infondate alla luce delle prove acquisite, ma che vengono messe comunque sul piatto.
Certo è che leggendo il livore degli organi di informazione Usa per questa fotografia si rimane sorpresi.
Gli americani oggi gridano giustamente allo scandalo di fronte alla terribile foto ma nel passato più recente si sono sempre voltati dall'altra parte quando le pratiche di tortura venivano applicate nei confronti di soggetti arrestati negli Stati Uniti d'America. E ancora oggi, nel più classico dei "due pesi, due misure", gli Stati Uniti preferiscono ricordare il caso Amanda Knox, condannata e poi assolta assieme a Raffaele Sollecito per la morte di Meredith Kercher, anziché fare autocritica contro ogni forma di tortura nel mondo; torture perpetrate anche dal proprio stesso governo come testimoniano le prigioni a Guantanamo, o casi come quello di Abu Omar, presunto terrorista, catturato illegalmente in Italia dai servizi segreti americani e trasferito, anche con la nostra complicità, nelle galere egiziane perché potesse essere torturato.
E quando compiono tali "rimozioni" ricordano il peggior razzismo di Adolf Hitler. Come Hitler riteneva la razza ariana superiore alle altre così gli Stati Uniti d'America ritengono di poter agire come meglio credono, torturando ed uccidendo impunemente e violando qualsiasi regola del diritto internazionale.

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POOL STRAGI, DE RAHO: "MASSIMA DISPONIBILITA' A TROVARE UNA SOLUZIONE SU DI MATTEO"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

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Il sostituto procuratore: "Specificate le ragioni per cui ritengo ingiusto il provvedimento di estromissione"
di AMDuemila

 

"Massima disponibilità a trovare una soluzione, con la migliore composizione della vicenda per il conseguimento dei risultati a cui aspira l'ufficio". Con queste parole il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho si sarebbe espresso quest'oggi davanti alla Settima Commissione del Csm, presieduta dalla togata Loredana Miccichè, chiamata ad esprimersi sulla legittimità dell'atto con cui lo scorso maggio lo stesso Capo della Procura nazionale ha estromesso il sostituto procuratore Antonino Di Matteo dal pool che indaga sulle "stragi ed entità esterne nei delitti eccellenti di mafia", costituito i primi mesi del 2019.
Le audizioni di de Raho e Di Matteo, ascoltati separatamente, sono durate un'ora ciascuno.
Nello specifico la Commissione, che a quanto è dato sapere non presenterà le sue conclusioni prima della ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, dovrà verificare, dal punto di vista tecnico, se il provvedimento con cui il capo della Dna ha tolto tali deleghe all'ex pm di Palermo sia in linea con le regole in materia di organizzazione - e dunque sia legittimo - oppure se vi sia stata qualche discrepanza con quanto previsto dalle norme. Anche se lo ritenesse fuori dalle regole, il Csm non ha il potere di annullarlo, ma potrebbe formulare dei rilievi di cui il procuratore nazionale non potrebbe non tenere conto.

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DECEDUTO FRANCESCO SAVERIO BORRELLI, IL CAPO DEL POOL MANI PULITE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

(In collaborazione con la Testata Antimafia Duemila allnews)

di AMDuemila
"Resiste, resistere, resistere" erano le sue parole nella battaglia contro le leggi vergogna ai tempi di Berlusconi.

"Resistere, resistere, resistere, come sulla linea del Piave". Le parole di Francesco Saverio Borrelli nel suo celebre discorso da procuratore generale della Corte d'Appello, nel 2002, a difesa dell'indipendenza della magistratura tornano oggi nella mente degli italiani, per ricordare il magistrato, deceduto questa mattina presso l'Istituto dei Tumori di Milano, dove si trovava ricoverato.
Un magistrato integerrimo, padre del pool Mani Pulite, con una carriera vissuta praticamente nelle aule di giustizia del tribunale di Milano dove è stato pretore, giudice fallimentare e poi civile, pubblico ministero, procuratore capo dal 1988 fino alla nomina di procuratore generale nel 1999.
Borrelli è morto all'età di 89 anni. Lascia la moglie Maria Laura, i figli Andrea e Federica e quattro nipoti. Figlio e nipote di magistrati e a sua volta con un figlio magistrato, Borrelli, trasferitosi a Firenze, ha studiato al conservatorio (la musica, insieme alla montagna, e' stata una delle sue passioni) e si è laureato in legge con una tesi su 'Sentimento e sentenza'. Relatore fu Piero Calamandrei.
Il suo primo processo importante per Borrelli fu quello sull’omicidio di Luigi Calabresi, ma il suo nome è profondamente legato alla stagione di Tangentopoli, creando il pool composto da Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo e Gerardo D’Ambrosio. Una squadra a cui si aggiunsero poi Ilda Boccassini, Tiziana Parenti, Paolo Ielo, Armando Spataro e Francesco Greco, attuale capo della procura milanese.
Tra le dichiarazione celebri dell'ex magistrato c'è quella rilasciata il 20 dicembre 1993, prima delle elezioni che avrebbero portato Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Suona come un messaggio ai partiti: "Chi sa di avere scheletri nell'armadio, vergogne del passato, apra l'armadio e si tiri da parte. Tiratevi da parte prima che arriviamo noi"

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PALERMO, CONFERENZA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

L'evento sarà trasmesso in diretta streaming!

20190717 paolo borsellino strage stato vertIn occasione del 27° anniversario della strage di via d’Amelio mercoledì 17 luglio, alle ore 20.30 si terrà, presso l’atrio della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, in via Maqueda 172, il convegno organizzato da ANTIMAFIADuemila e dall'Associazione Culturale Falcone e Borsellino, in collaborazione con Contrariamente e Rum, dal titolo “Paolo Borsellino: strage di Stato. Sulle orme dei mandanti esterni”. Numerosi sono ancora oggi gli interrogativi sull’attentato che il 19 luglio 1992 uccise il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli. Per quale motivo venne ucciso il magistrato appena 57 giorni dopo la strage di Capaci? Chi, oltre Cosa nostra, voleva la morte di Borsellino? Chi sono i mandanti esterni di quell'efferato delitto? Perché scompare l'agenda rossa? Chi si cela dietro a quello che i giudici hanno descritto come “il più grande depistaggio della storia della Repubblica italiana”?
A che punto siamo nella ricerca della verità sulle stragi?
A cercare di rispondere a questi interrogativi su quanto avvenne in quel 1992, in qualità di relatori, interverranno il pubblico ministero al processo Andreotti, Guido Lo Forte; il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo; Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo e il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni. Alla conferenza, moderata dal caporedattore, Aaron Pettinari, saranno proiettati anche dei contributi video del Presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, del magistrato e oggi consulente della Commissione, Roberto Tartaglia, dell'ex pm e oggi avvocato Antonio Ingroia e del sostituto procuratore generale di Messina, Felice Lima.

Nel corso della serata è previsto anche un intervento artistico del Movimento Giovanile Internazionale Our Voice

Per gli studenti di Giurisprudenza è previsto 1 CFU

INGRESSO LIBERO

L'evento facebook.com/events/1919136558188620

Per info: 091 6684590 / 0734 277448

 

 

QUASI CENTOMILA FIRME PER IL PM DI MATTEO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Saranno consegnate al Csm
di Giorgio BongiovanniE’ passato un mese da quando abbiamo lanciato sulla piattaforma di change.org un appello alle istituzioni competenti, affinché il sostituto procuratore nazionale antimafia Antonino Di Matteo non sia delegittimato. Così abbiamo chiesto ai cittadini di manifestare la propria solidarietà e sostegno nei confronti del magistrato firmando la petizione e condividendola, e la risposta è stata estremamente positiva. In questo mese, infatti, sono state sfiorate le centomila firme. Un numero importantissimo che ha superato decisamente le nostre aspettative. Per questo motivo vogliamo ringraziare uno ad uno questi 97.744 cittadini, che hanno aderito a questa iniziativa dimostrando la propria sensibilità su questo tema che si è ancor di più rappresentato dopo la delicata, quanto grave, vicenda dell'allontanamento del sostituto procuratore nazionale antimafia dal pool "stragi e mandanti esterni". Tutte le firme saranno trasmesse al Consiglio Superiore della Magistratura, che ha la sua massima rappresentazione nelle persone del Presidente Sergio Mattarella, Capo dello Stato, ed il suo vice David Ermini con l’augurio che l’organo di autogoverno possa tener conto della solidarietà manifestata al pm Di Matteo, evitando così quell'isolamento che distrugge e devasta quanto una bomba. Con questa petizione non si vuole condizionare a furor di popolo le autorità competenti, che saranno chiamate a decidere sul caso nel pieno diritto delle proprie decisioni, ma caso mai sensibilizzare le stesse a valutare attentamente i fatti affinché lo stesso magistrato possa essere reintegrato e proseguire quell'attività che lo ha visto impegnato in oltre vent'anni di carriera, ovvero cercare la verità sulle stragi del 1992 e del 1993 e dare un volto ai mandanti dal volto coperto dietro cui si nascondono personaggi potenti e settori deviati dello Stato.

 

 

L'IRAN SI DIFENDE SCHIACCIATO DALLA "TROIKA DEL MALE"

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di Margherita Furlan

Le riserve di uranio arricchito dell'Iran hanno superato il limite di 300 kg stabilito nell'accordo sul nucleare del 2015. Dopo l’annuncio di ieri, 1 luglio, da parte del ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, in queste ore arriva la conferma dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Il prossimo passo sarà quello di aumentare il grado di arricchimento dell’uranio (fino al 20%) e la soglia di acqua pesante (che potrebbe arrivare a 13 tonnellate), avverte Teheran, che potrebbe così aprire la strada allo sviluppo di armi nucleari.

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IN PRIMO PIANO, MESSICO. I CORPI SENZA VITA DI PAPA' OSCAR E DELLA PICCOLA ANGIE VALERIA, LO SCATTO CHE HA FATTO PIANGERE IL PIANETA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

di AMDuemila
Trovati sulle rive del Rio Grande. Papa Francesco: “profondamente addolorato per la loro morte

Messico, Rio Grande. Una bambina di due anni è immersa nell’acqua con la faccia rivolta in basso, accanto a lei si trova un uomo, suo padre, al quale ancora stringe le esili braccia al collo, come se fosse stata l’ultima ancora di salvezza prima dell’inevitabile. Entrambi i corpi senza vita galleggiano tra il fango e la melma nella sponda del fiume che segna il confine tra Messico e Stati Uniti. Un confine maledetto che ogni anno migliaia e migliaia di cittadini del centro-America cercano di oltrepassare, molte volte senza successo, come accaduto a papà e figlia. La fotografia raffigurate la piccola Angie Valeria e suo padre salvadoregno Oscar Alberto Martinez, di 25 anni, è stata scattata da Julia Le Duc, reporter de la Journada e sta già facendo il giro del mondo scatenando le prime reazioni di dolore e indignazione da parti di alcuni e totale indifferenza da parte di altri. Papa Francesco ad esempio "ha visto con immensa tristezza, l'immagine del papà e della sua bambina morti annegati nel Rio Grande mentre cercavano di passare il confine tra Messico e Stati Uniti. Il Papa è profondamente addolorato per la loro morte, prega per loro e per tutti i migranti che hanno perso la vita cercando di sfuggire alla guerra e alla miseria”. Come lo scatto shock del piccolo Aylan trovato su una spiaggia turca è divenuto il triste simbolo dell'immigrazione verso l'Europa, quello della piccola Angie e di suo padre è destinato a diventare l’emblema delle carovane latine che tentano di entrare negli Stati Uniti in cerca di un futuro migliore. La disgrazia sarebbe avvenuta domenica e i due corpi sono stati ritrovati lunedì e saranno rimpatriati nei prossimi giorni. Il ministro degli affari esteri di El Salvador ha intanto invitato le famiglie che tentano di migrare negli Usa di ripensarci: "Non rischiate". Poche ore dopo il ritrovamento però sono stati già avvistati altri quattro cadaveri vicino al Rio Grande e proprio nella zona dove è in costruzione una sezione del muro voluto dal presidente Donald Trump: si tratta di una giovane donna, due bambini e un neonato. Le principali emittenti Usa e i media sul web ripropongono in continuazione quelle immagini che sono come un pugno nello stomaco. Ma dalle autorità americane nessuno osa profererir parola. Kamala Harris, candidata democratica alla Casa Bianca di origini indiane e afroamericane ha commentato: “Queste famiglie che cercano asilo stanno spesso fuggendo da una violenza estrema. E cosa accade quando arrivano? Trump dice tornate da dove siete venuti. Questo è inumano. Dei bambini stanno morendo. Questa è una macchia nella nostra coscienza morale”. La Camera a maggioranza democratica ha deliberato uno stanziamento di 4,5 miliardi da destinare alla crisi del confine sud, ma la Casa Bianca è già pronta a imporre il veto. Nel frattempo, il massimo responsabile dell’agenzia federale che gestisce i campi al confine del Messico dove vengono trattenuti i bambini separati dalle famiglie illegali è costretto a dichiarare le dimissioni, dopo che un gruppo di avvocati ha testimoniato le condizioni terribili in cui i minori sono costretti a vivere: senza cibo adeguato, con scarsa assistenza medica, i neonati accuditi da altri minori.

 

   

PATRICIA BULLRICH, IL PEGGIORE MINISTRO DELLA SICUREZZA DELL'ARGENTINA DEMOCRATICA

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

di Matías Guffanti*
È dall'ultima dittatura civico-militare, che il paese non aveva dovuto subire una gestione della sicurezza così violenta e sanguinosa, con una evidente linea ideologica verso l'estrema destra.
Morte, repressione nei confronti di popoli originari, pensionati e lavoratori; grilletto facile, persecuzione politica a mezzi di comunicazione ed organizzazioni politiche, sindacali e di diritti umani, e a una parte della giustizia, a cui si aggiunge una politica che dimostra sempre di più un costante disprezzo verso i più vulnerabili, non si erano visti così palesemente nel nostro paese in questi ultimi 36 anni di democrazia.
Se ciò non fosse già motivo sufficiente per provare un forte senso di indignazione e di impotenza, le dichiarazioni e risposte a questo elenco nefasto, sembrano provenire da un film surreale, dove ogni cosa viene portata all’esagerazione per coinvolgere emotivamente i spettatori. La cosa triste è che tutto questo non è un film. È la nostra realtà.maldonado veronica silvia

La ragazza Silvia Verónica Maldonado
Ieri una ragazza di 17 anni è morta dopo due giorni di agonia per essere stata colpita in fronte da un proiettile. A sparare un poliziotto impegnato in una perquisizione nel suo domicilio senza alcun mandato giudiziario. La giovane, Silvia Verónica Maldonado, che al momento dei fatti teneva in braccio il suo bebè di 2 mesi, cercò di respingere l’ingresso delle forze

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SETTANTAMILA FIRME PER IL PM ANTONINO DI MATTEO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

di Giorgio Bongiovanni
Prosegue l'appello alle istituzioni competenti per non delegittimare il magistrato

Tre settimane sono passate da quando abbiamo lanciato l'appello alle Istituzioni competenti, non delegittimate il pm Di Matteo chiedendo ai cittadini di manifestare la propria solidarietà e sostegno nei confronti del magistrato Antonino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, firmandolo e condividendolo. In tre settimane è stata raggiunta e superata la quota di settantamila firme. Un numero importante, dal nostro punto di vista, che ha superato le nostre aspettative. Vogliamo ringraziare uno ad uno questi 70.659 cittadini, che hanno aderito a questa iniziativa dimostrando la propria sensibilità su una vicenda che è delicata quanto grave, come l'allontanamento del sostituto procuratore nazionale antimafia dal pool "stragi e mandanti esterni". Con questa petizione non si vuole condizionare a furor di popolo le autorità competenti nel pieno diritto delle proprie decisioni ma caso mai sensibilizzare le stesse a valutare attentamente i fatti affinché lo stesso magistrato possa essere reintegrato e proseguire quell'attività che lo ha visto impegnato in oltre vent'anni di carriera, ovvero cercare la verità sulle stragi del 1992 e del 1993 e dare un volto ai mandanti dal volto coperto dietro cui si nascondono personaggi potenti e settori deviati dello Stato. L'augurio, ovviamente, è che il numero delle firme possa ancora aumentare. Evitando quell'isolamento che distrugge e devasta quanto una bomba.

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OLTRE CINQUANTAMILA FIRME IN UNA SETTIMANA PER IL PM DI MATTEO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Prosegue l'appello alle istituzioni competenti per non delegittimare il magistrato
di Giorgio Bongiovanni

Una settimana è passata da quando abbiamo lanciato l'appello alle Istituzioni competenti, non delegittimate il pm Di Matteo chiedendo ai cittadini di manifestare la propria solidarietà e sostegno nei confronti del magistrato Antonino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, firmandolo e condividendolo. In una settimana è stata raggiunta e superata la quota di cinquantamila firme. Un numero importante, dal nostro punto di vista, che ha superato le nostre aspettative. Vogliamo ringraziare uno ad uno questi 57028 cittadini (questo il dato al momento della pubblicazione), che hanno aderito a questa iniziativa dimostrando la propria sensibilità su una vicenda che è delicata quanto grave, come l'allontanamento del sostituto procuratore nazionale antimafia dal pool "stragi e mandanti esterni". Con questa petizione non si vuole condizionare a furor di popolo le autorità competenti nel pieno diritto delle proprie decisioni ma caso mai sensibilizzare le stesse a valutare attentamente i fatti affinché lo stesso magistrato possa essere reintegrato e proseguire quell'attività che lo ha visto impegnato in oltre vent'anni di carriera, ovvero cercare la verità sulle stragi del 1992 e del 1993 e dare un volto ai mandanti dal volto coperto dietro cui si nascondono personaggi potenti e settori deviati dello Stato. L'augurio, ovviamente, è che il numero delle firme possa ancora aumentare. Evitando quell'isolamento che distrugge e devasta quanto una bomba.

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Foto © Reuters

ARTICOLI CORRELATIDna: il pm Di Matteo espulso dal pool ''stragi e mandanti esterni''Solidarietà a Nino Di Matteo per la rimozione dal pool sulle stragiReintegrate Di Matteo nel pool d'inchiesta sulle stragi!

 

   

SOLIDARIETA' A NINO DI MATTEO PER LA RIMOZIONE DAL POOL SULLE STRAGI

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

 

Chi persegue la ricerca della verità va sostenuto, non combattuto
di Antonio Ingroia e Coordinamento Azione Civile
Il Coordinamento di Azione Civile e il Presidente del Movimento Antonio Ingroia esprimono la loro solidarietà e sostegno al pm Nino Di Matteo, rimosso - pare a causa di un’intervista televisiva - dal pool della Procura nazionale antimafia che indaga sulle stragi mafiose. Stupisce e amareggia che un magistrato serio, esperto e coraggioso, artefice di importanti inchieste e processi, come il Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero de Raho, abbia preso un provvedimento del genere sottraendo a Di Matteo la possibilità di approfondire temi di indagine come quelli sulla Trattativa Stato-Mafia e gli altri misteri ancora irrisolti, spesso legati a quella scellerata trattativa. Secondo le notizie di stampa, il provvedimento di rimozione sarebbe motivato dal fatto che l’intervista televisiva di Di Matteo avrebbe fatto venir meno il “rapporto fiduciario” con i colleghi della DNA e delle altre Procure competenti per le stragi. Ed anche questo - se vero - sorprende non poco, visto che nell’intervista non è stato rivelato nulla che non fosse già pubblico e documentato. Quindi, qual è il vero problema? C’è dell’altro? Occorre fare chiarezza, e ci auguriamo che il CSM contribuisca a diradare le nebbie. I cittadini italiani hanno diritto di sapere, di conoscere la verità su questa vicenda, così come sui misteri della Trattativa, delle stragi e degli altri delitti - di mafia, ma anche di Stato - collegati. Così come ha fatto Nino Di Matteo, nel rispetto del segreto investigativo. E ricordiamo che ogni uomo dello Stato, nessuno escluso, ha questo obbligo di chiarezza e trasparenza verso i cittadini e noi da cittadini ne rivendichiamo il diritto.
In attesa che la vicenda sia chiarita, e con l’augurio che a Di Matteo sia restituito il ruolo che merita, non possiamo non dichiararci al fianco della sua battaglia per Verità e Giustizia. Una ricerca che va sostenuta e difesa da ogni autentico democratico, non combattuta.

 

   

IL POTERE ALLA RESA DEI CONTI CON NINO DI MATTEO, IL NUOVO GIOVANNI FALCONE

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

(DA ANTIMAFIA DUEMILA)

 

 

di Saverio Lodato
Tremano i Palazzi del Potere. Come non mai. Perché Antonino Di Matteo appare sempre più agli italiani come il nuovo Giovanni Falcone. Inutile girarci attorno. E a noi stessi, che le scriviamo, queste parole suonano quasi lapalissiane e scontate. Vediamo perché.
E' il nervosismo spasmodico, covato per anni sotto pelle, che questa volta tradisce i denigratori di Di Matteo. E' un gran passo falso, il loro. E' il passo falso di chi è accecato dall'odio. E che non sappiamo, al momento, quali meccanismi potrà innescare e quali conseguenze determinare. Si addensano nuvoloni.
Per estromettere il giudice Nino Di Matteo dalla neocostituita "commissione stragi" della Procura Nazionale antimafia, non si è cercato un pretesto. E' stato inventato un pretesto. A freddo, appigliandosi a ghirigori da galateo, il che fa una gran bella differenza.
Il pretesto viene firmato dal Procuratore antimafia, Federico Cafiero de Raho, e la scelta sorprende. E non poco, visto che lui stesso, appena pochi giorni fa, aveva intelligentemente istituito il nuovo organismo, e aveva deciso che Di Matteo ne facesse parte a pieno titolo, per esperienza e curriculum. A cosa è dovuta un'inversione di marcia che suona, nei fatti, come una precipitosa, clamorosa, inspiegabile ritirata? Cosa è accaduto di cui non ci siamo accorti? Cosa ci eravamo persi?
Ognuno può farsi una sua opinione in merito a questa apparente incongruenza.
Resta il fatto che sulle stragi di Capaci, via D’Amelio, Roma, Firenze e Milano, i misteri che vanno ancora scoperti il patto sporco integralesono tantissimi. Diversamente sarebbe stato inutile creare nuovi organismi di indagine. Gli italiani lo sanno e lo hanno capito. E non da ora.
A fianco, trovate la minuziosa ricostruzione (Bongiovanni e Pettinari) dei fatti culminati nella sconcertante estromissione.
Ma è stranissimo, inquietante, che ciò accada all'indomani delle commemorazioni di Giovanni Falcone e della strage di Capaci. Mentre è ancora vivo il ricordo della schierata di tante personalità istituzionali pronte a brandire i vessilli dell'antimafia. Ma anche - ce lo si lasci dire - il ricordo del sangue.
Sorge il sospetto - legittimissimo, verrebbe da dire - che qualcuno che si muove in alto, e molto in ombra, avesse una gran fretta di chiudere la partita investigazioni Stragi '92 - '94 e di archiviare la "pratica Di Matteo".
E che sia riuscito - inspiegabilmente, o molto spiegabilmente: giudichi il lettore - a trovare porte spalancate per i suoi desiderata.
Ma ci permettiamo di dire che chi aveva paura prima, ha più paura adesso. È facile il mestiere dell’apprendista stregone, che però poi, molto spesso, è costretto a fare i conti con le forze che ha voluto evocare. Purtroppo si dà il caso che stiamo parlando del magistrato più a rischio vita in Italia.
Si percepisce in tutta questa storia un forte elemento di censura.
Di Matteo, nella sua intervista a Andrea Purgatori, per la puntata di Atlantide dedicata alla strage di Capaci, non ha svelato neanche lo straccio di un Segreto di Stato. Neanche una virgola, un dettaglio che già non fossero pubblici. Tutto ciò che ha detto, è contenuto in atti processuali e sentenze. Guardare per credere. Leggere per capire, e convincersi dell’inaudita gravità di quanto sta accadendo. Ecco perché più che di pretesto cercato, parliamo di pretesto inventato.
Certo. Non siamo ingenui. C’è un livore sordo rispetto al modo in cui si è concluso il primo grado del processo sulla Trattativa Stato-Mafia (Corte d’Assise presieduta da Alfredo Montalto, giudice a latere Stefania Brambille). Si ritiene Di Matteo il responsabile n°1, in quanto Pm simbolo dello stesso processo, delle condanne inflitte a Antonio Subranni (12 anni), Mario Mori ( 12 anni), Giuseppe De Donno (8 anni), carabinieri d’eccellenza, insieme a famigerati capi di Cosa Nostra.
D’altra parte, lo stesso Mori non aveva fatto mistero di “augurare la morte” ai suoi nemici con chiaro riferimento ai suoi accusatori. Ma sarebbe ingeneroso “tirare” su Mario Mori, come fosse l’unico “pianista” dell’orchestrina della vergogna. E' inaccettabile (infatti) "augurare la morte" a qualcuno. Soprattuto quando l'augurio viene da un uomo che è stato in divisa ed alamari. In questo, siamo all’antica. Giusto per non dimenticare.
Né lo fa diventare meno vergognoso il silenzio della grande stampa e delle grandi tv che di fronte a quelle parole non alzarono un sopracciglio. Convinte come sono che quando una cosa, da loro, non viene scritta non esiste. Dunque: l'orchestrina, a voler chiamare le cose con il giusto nome, è un'orchestrona.
Nino Di Matteo mette paura perché è diventato il nuovo Giovanni Falcone. È il pubblico ministero che riparte da lontano. Che sembra venire da un passato che molti speravano seppellito dalle macerie di Capaci e Via D’Amelio.
Di Matteo continua a cercare le Menti Raffinatissime che stavano dietro Cosa Nostra cui fece riferimento Giovanni Falcone dopo il fallito attentato contro di lui all'Addaura.
Questo non piace. Dà fastidio. Mette paura, accieca la vista.
Non fosse così, non si spiegherebbero i provvedimenti a lui sfavorevoli del Csm, la campagna denigratoria contro la sua persona di alcune testate giornalistiche, lo stillicidio al quale viene sottoposto da mesi e mesi, anni e anni, complice involontario persino qualche familiare di vittima di mafia.
Tutto quanto accadde a Falcone si sta ripetendo con Nino Di Matteo.
Né si perdona, infine, a Di Matteo di avere concesso un’intervista per un libro - "Il Patto Sporco" - dove sono riassunti, né più né meno che nell’intervista ad Andrea Purgatori che oggi gli viene contestata, i punti fermi già acquisti in materia di rapporti fra Stato e Mafia.
Si vuole cioè impedire che all’opinione pubblica arrivi un segnale forte e chiaro. Si capisce cosa intendiamo? Tutto qui.
La7 - ma è solo una nostra modestissima opinione - forse dovrebbe rimandare in onda la puntata di Andrea Purgatori. Nel giornalismo anglosassone si farebbe così.
È bene che se decidiamo di mandare al patibolo Nino Di Matteo gli italiani conoscano bene il "reato" che aveva commesso.

 

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. La rubrica di Saverio LodatoFoto © Imagoeconomica

   

FLASH 3

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

DNA: IL PM DI MATTEO ESPULSO DAL POOL "STRAGI E MANDANTI ESTERNI"

 

   

STRAGE DI CAPACI. GLI ASSASSINI DI STATO DEL GIUDICE FALCONE - PALERMO, 22 MAGGIO 2019

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Trasmesso dal vivo in streaming il 22 mag 2019

In occasione del 27° anniversario della strage di Capaci martedì 22 maggio, presso l'Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo (via Maqueda, 172), alle ore 17, avrà luogo la conferenza dal titolo “Strage di Capaci. Gli assassini di Stato del giudice Falcone. Il ruolo dell’informazione ieri ed oggi”, organizzata dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino in collaborazione con Rete Universitaria Mediterranea e ContrariaMente. Un'occasione per fare memoria ma anche discutere sui molti interrogativi che in questi anni sono rimasti aperti. Dopo inchieste e processi, ci sono ancora molte verità nascoste e da individuare ci sono ancora i volti di quei soggetti esterni a Cosa nostra che si intravedono sullo sfondo dell'eccidio. Chi ha voluto la morte di Falcone? Chi ha manomesso i supporti informatici del giudice presso il suo ufficio del Ministro di Grazia e Giustizia? E che ruolo possono avere gli organi di informazione nell'accertamento della verità? Interverranno in qualità di relatori l’ex magistrato, oggi avvocato, sopravvissuto alla strage di Pizzolungo, Carlo Palermo; il direttore della sede siciliana della RAI, Salvatore Cusimano, e il giornalista di Rai3 - Report, Paolo Mondani. Alla conferenza moderata dal direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni, saranno proiettati anche dei contributi video del procuratore aggiunto di Firenze, Luca Tescaroli, dell’autore e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci e del giornalista-scrittore, Giulietto Chiesa. Parte integrande dell'incontro, il movimento giovanile Our Voice, che dedicherà un monologo ai caduti della strage del 23 maggio in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, insieme agli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

   

TESCAROLI: "STRAGI DEL '92-'93 HANNO CAMBIATO LA NOSTRA DEMOCRAZIA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Il contributo video del procuratore aggiunto di Firenze
di AMDuemila
“Cosa nostra è passata da anni in cui le stragi e gli omicidi eccellenti erano attività selettive, ad anni, negli anni ’90, in cui ha cambiato passo e ha portato avanti un’azione di contrasto complessivo allo Stato per condizionare le scelte politiche del governo e Parlamento. Queste azioni hanno accelerato la nomina del Capo dello Stato e in tal modo hanno sovvertito le regole dell’agire democratico”. E’ con queste parole che il procuratore aggiunto di Firenze, Luca Tescaroli, ha risposto alle nostre domande in un’intervista proiettata oggi alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo in occasione della conferenza dal titolo “Strage di Capaci. Gli assassini di Stato del giudice Falcone. Il ruolo dell’informazione ieri e oggi” organizzata dall'Associazione culturale Falcone e Borsellino in collaborazione con la Rete Universitaria Mediterranea e ContrariaMente. Per Tescaroli l’iniziativa della Direzione Nazionale Antimafia con la formazione di un pool che si occuperà di stragi e mandanti esterni è “apprezzabile lo sforzo dell’ufficio di stimolare le indagini proprio perché quelle stragi hanno inciso profondamente sulle nostra democrazia. - ha detto - Sono state delle stragi di tipo terroristico-eversivo”. Mentre per quanto riguarda il rapporto tra la mafia e la politica, il magistrato ha detto che bisogna “incidere e spezzare queste relazioni. Questo significherebbe fare passi importanti per debellare le strutture mafiose nel nostro Paese”. “I rapporti con il mondo imprenditoriale, la borghesia e la Chiesa - ha spiegato - consentono di trasformare le semplici strutture criminali in gruppi che riescono a raggiungere i risultati maggiori rispetto a una tipica organizzazione criminale”. Per quanto riguarda la corruzione e come questa sia utilizzata dalle mafie, Tescaroli ha detto che “le organizzazioni mafiose hanno utilizzato la corruzione per incrementare le proprie ricchezze”. Infatti, i processi degli ultimi anni “hanno registrato che il meccanismo operativo si è implementato. Ci sono nuove mafie che hanno privilegiato nel settore dell’economia il ricorso alla corruzione. Per contrastare efficacemente questo fenomeno è sicuramente importante l’impegno delle forze dell’ordine, ma non è sufficiente”. Secondo il pm per contrastare il fenomeno è “necessario che vi sia una consistente attività preventiva per cercare di aborigene di eliminare i presupposto affinché non si creino queste intese. La moralizzazione dell’agire pubblico dei partiti politici, dei cittadini è elemento fondamentale per fermare il mondo criminale che inquina istituzioni ed economia”.

   

RANUCCI: "CORPO NASCOSTO DELLO STATO? LA TRATTATIVA STATO - MAFIA E IL CASO MONTANTE DOVRANNO DARE LA RISPOSTA"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

Il contributo video dell'autore e conduttore di Report
di AMDuemila
"Quello che mi chiedo è se una volta che si è dimostrato che si è stati vicini a scoprire un corpo nascosto dello Stato, che vive e si nutre all’interno delle istituzioni, non solo anche capace di rigenerarsi, sarà capace di processare se stesso?" E' questa la domanda dell'autore e conduttore del programma di RaiTre, Report, Sigfrido Ranucci, che si è posto nel contributo video proiettato in occasione del convegno "Strage di Capaci. Gli assassini di Stato del giudice Falcone. Il ruolo dell'informazione ieri e oggi" in corso alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. "Io voglio pensare positivo perché i casi come la Trattativa Stato-mafia e il caso Montante - ha spiegato - hanno dimostrato che gli organi giudiziari funzionano. Bisogna vedere se questi colpiscono davvero il male o se ci sono delle metastasi ancora in giro". Il conduttore di Report ha poi parlato di quei sistemi di poteri che comprendono banchieri, politici, magistrati e imprenditori: "Hanno fatto il doppio gioco, lo hanno fatto solo per fare carriera o perché fanno parte di una vecchia strategia, che si è vista colorarsi nel tempo, dove sono seduti imprenditori, banchieri e mafiosi uno a sostegno dell’altro. La risposta? La dovrà dare la sentenza definitiva della Trattativa Stato-mafia e quella del caso Montante".
Ranucci ha poi parlato di una delle sue puntate in cui Report si è occupata del caso Ubi Banca. "I soldi si dice che non puzzano. Quando si tratta di fare dei conti con dei grandi fallimenti è ovvio che chi cura il passaggio da una società fallita al risanamento - adesso è più semplice perché c’è la bad company - prima non era così e quindi tutto quello che potevi racimolare lo hai portato dentro - ha detto - bisogna vedere se qualcuno spostando gli armadi da una società ad un’altra non abbia portato insieme gli scheletri e bisogna vedere se fosse consapevole di portargli da una parte all’altra - ha proseguito - E' abbastanza sintomatico ad esempio quando ci troviamo davanti a due suicidi sospetti come quello di Calvi e Sindona dove la sentenza dice che erano stati così abili da farlo sembra un suicidio".
Nel concludere l'intervista, l'autore di Report ha parlato del ruolo dell'informazione oggi: "Il ruolo dell’informazione è stato sempre vitale. Ci sono stati dei colleghi che pur di fare informazione, sono stati uccisi per mano della mafia o delegittimati dall’imprenditoria ed editori collusi affinché non parlassero dei rapporti tra mafia e potere. Ci sono colleghi che vengono allontananti e licenziati da alcune testate. Penso alle testate locali le quali sono quelle più sotto scacco da sponsor e imprenditori collusi o addirittura dove c’è il potere dei sindaci o degli enti locali". Nei casi come quello della Trattativa Stato-mafia e il caso Montante "è difficilissimo, quando le acque sono torbide, distinguere la mafia dall’antimafia e soprattutto capire cosa è diventata oggi la mafia"

   

GIULIETTO CHIESA: "L'ATTUALE SISTEMA INFORMATIVO E' CORROTTO. BISOGNEREBBE SMANTELLARLO E SOSTITUIRLO"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Il contributo video del giornalista
di AMDuemila
“Per quale motivo nelle stragi di Capaci e via d’Amelio troviamo complici di stato? Per il denaro”. Risponde in maniera secca e diretta il giornalista Giulietto Chiesa alle domande del direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni, nel corso di una video-intervista proiettata nell’aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo durante l’evento ancora in corso dal titolo “Strage di Capaci. Gli assassini del giudice Giovanni Falcone. Il ruolo dell’informazione ieri ed oggi”.
Secondo Giulietto Chiesa è “il denaro l’elemento corruttore fondamentale” quindi quando questo “diventa enorme diventa irrefrenabile”. Al punto che “questi uomini dello Stato (i mandanti esterni, ndr), coloro che avevano dei doveri deontologici da rispettare, sono stati comprati direttamente o con la minaccia per avidità o per paura”. Per questo motivo se “vogliamo uscire da questa situazione dobbiamo ricostruire una visione del bene comune che manca nel mezzogiorno come ovunque”. Il bandolo della matassa in sostanza, secondo il fondatore della tv on line Pandora Tv, sta nel fatto che “siamo corruttibili perchè siamo soli e nelle masse solitarie la mafia e la corruzione diventano dominanti perchè ciascun individuo non si può difendere ma può fare affidamento solo alla sua abilità. Gramsci diceva che noi abbiamo bisogno di una grande riforma intellettuale e morale, questa è la chiave - sostiene il giornalista - e quindi questi due perni devono diventare il progetto di una rinascita dell’Italia.” Un progetto che non può non prescindere dal “ruolo cruciale” di un’informazione scevra di condizionamenti esterni. Sempre sul tema informazione e stampa, in relazione però ai misteri d’Italia, Giulietto Chiesa afferma “anche se venissero a galla tutte le verità sulle stragi, sul delitto Moro e sugli anni di Piombo, richiederebbe che qualcuno le racconti. Se non c’è nessuno che sa dire cosa è accaduto - continua Chiesa - si può avere soltanto un piccolo gruppo ristretto di persone che sa la verità ma non arriverà mai a raccontarla e soprattutto spiegarla agli altri. Il problema è che noi abbiamo un sistema informativo che non farà mai questa cosa se non attraverso una durissima lotta. Bisogna che questo sistema informativo attuale venga smantellato e sostituito da un’altra struttura. - conclude il giornalista - Noi abbiamo avuto un grande e pessimo educatore, la televisione, e quelli che ci lavorano sono i protagonisti della menzogna. Abbiamo bisognO di una nuova generazione di ‘raccontatori’ perchè quella attuale è completamente corrotta”.

   

LE STRAGI DEL '92 E DEL '93 NON SOLO DI MAFIA MA ANCHE DI STATO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Il convegno di ANTIMAFIADuemila con magistrati, giornalisti Rai e operatori dell'informazione
di AMDuemila
"Noi vogliamo veramente ricordare la memoria dei nostri eroi caduti per mano della mafia. Per questo motivo oggi faremo un convegno diverso". Ha dato così il via il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni alla conferenza, organizzata dalla testata giornalista e dall'associazione studentesca Contrariamente, appena iniziata presso la Facoltà di Giurisprudenza di Palermo dal titolo "Strage di Capaci. Gli assassini di Stato del giudice Falcone. Il ruolo dell'infrmazione ieri ed oggi". "Prima pensavamo - ha continuato il giornalista - che insieme alla mafia c'erano altri concorrenti esterni nelle esecuzioni degli attentati in continente. Ma man mano che è passato il tempo siamo riusciti a capire che 'anche la mafia' c'entra con quelle che sono stragi di Stato". E per parlare proprio delle stragi di Stato per l'occasione sono stati invitati ospiti illustri da anni impegnati in prima linea contro il crimine organizzato come l'avvocato Carlo Palermo e i giornalisti Rai Salvatore Cusimano e Paolo Mondani. Una volta ringraziati i numerosi presenti in sala, il direttore Bongiovanni ha poi concluso la propria apertura dell'evento leggendo l'editoriale dal titolo "Il 23 Maggio di Giovanni Falcone in un Paese Sporco", del giornalista e scrittore Saverio Lodato, pubblicato sulle colonne del nostro giornale oggi.

 

Mondani: ''Vengono cancellati i fatti e il giornalismo rischia di diventare un ingranaggio arrugginito''
mondani ppdi AMDuemila

"Il logorio che il regime ha imposto al sistema dell’informazione ha fatto danni. Come un veleno dolce si è insinuato ovunque. Arrivando ad abituarci alla cancellazione dei fatti. Imponendo un modello che ha sostituito il reality al reale. Non siamo più l’avanguardia della critica del presente, siamo un ingranaggio arrugginito di un’Italia bloccata. Sono stato anni, con molti colleghi e compagni di strada, ad analizzare e denunciare i fatti politici che hanno plasmato questa Italia di oggi, le degenerazioni nel senso comune, le troppe rivoluzioni passive, il cinismo delle nostre banche, la prospettiva ristretta del mondo dell’impresa, il dilagare della corruzione, le facili scorciatoie proposte dai numerosi pifferai di destra e di sinistra, l’affermarsi della mediocrazia. Abbiamo resistito, anche a lungo, ma ora non basta più. O si inverte la rotta o rischiamo anche noi di diventare complici". E' questa la denuncia del gionalista della trasmissione Report, al convegno "Strage di Capaci. Gli assassini di Stato del giudice Falcone. Il ruolo dell'informazione ieri ed oggi" in corso in questo momento alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Un allarme, quello lanciato da Mondani "perché sennò la vicenda delle stragi di mafia diverrà, già è diventata, una straziante storia di negazione che ci costringerà in eterno nella camicia di forza delle commemorazioni. 27 anni dopo la strage il pentito Avola ricorda quello che avete letto sui giornali in queste ore, 27 anni dopo è meglio che mai, ma somministrare a una verità moribonda una medicina con questa cadenza significa ucciderla".
L'inviato di Report si è posto alcune domande chiave a cominciare dall'impegno che lo Stato dovrebbe avere contro la mafia: "Cosa dovrebbe fare? Chi ha la responsabilità del fatto che di mafia si parla sempre meno e sempre e solo in maniera retorica, per commemorare i morti o per magnificare la cattura dei latitanti? Domande complicate, ma il punto per me è un altro: c’è qualcuno che sta cercando queste risposte? Nelle istituzioni, nella politica, nel giornalismo, io credo di no. Ci sono solo mosche bianche che lo fanno. E allora. Questa insistenza nel cercare ancora la verità sulle stragi è il rovello di una minoranza che non vuole capire che la battaglia è stata in gran parte vinta, come qualche intellettuale ci suggerisce? Che certo la mafia c’è ma che si tratta di una protagonista marginale della vicenda italiana? E che lo Stato non ci stupisce più nel darci prove di contiguità con le mafie ma che in sostanza reagisce e ha reagito quando era necessario? Siamo a questo? Io penso di no. Ma se nel senso comune è passata la convinzione che la mafia sia ancora pericolosa ma tutto sommato residuale è responsabilità nostra, dei giornalisti. Anche nostra".
Mondani ha anche ricordato le accuse di giuristi, intelletuali e dei media contro il procsso trattativa Stato-mafia: "Questi giornalisti che avevano giudicato in modo sprezzante la Trattativa Stato-mafia cosa hanno da dire oggi? E altri colleghi, quanti hanno scritto delle risultanze più inquietanti emersi della sentenza? Molti si sono limitati al compitino anemico facendo servizi che a malapena davano le notizie dei condannati.
Ma guardiamoci attorno, chi sta seguendo a Caltanissetta il processo ai tre poliziotti accusati di aver depistato le indagini sulla uccisione di Borsellinoe della sua scorta? Quanti? Pochissimi".
E poi ancora: "Si preferisce lasciare ai media la mafia stracciona come i Casamonica e la trattativa e il caso Montante diventano notizie incredibili". Riguardo il caso del "sistema" Montante, il giornalista ha spiegato: "Credo che per la prima volta, l'ordinanza della procura di Caltanissetta dedicava un intero capitolo ai giornalisti genuflessi. Poi la commissione antimafia regionale guidata da Claudio Fava ha raccolto quei dati, convocato alcuni giornalisti coraggiosi, interrogato gli altri. Ne è venuta fuori una relazione assai indicativa. E per certi versi terribile. Non esagero. C’è il giornalista che prende soldi da Montante, quello che prende ordini, quello che veicola false notizie, quello - come Vincenzo Morgante ex direttore della tgr nazionale della Rai - che si prende la raccomandazione per una promozione da Montante, quello che piazza un parente tramite Montante, quello che blocca un articolo critico su Montante e lo avverte additando il giornalista che aveva anche solo osato pensarlo quell’articolo etc .etc.". "La commissione dice com è possibile che dopo l'audizione dei giornalisti - ha proseguito - che espone la categoria, il consiglio di disciplina tenga fermi i procedimenti per anni e senza un atto istruttorio da parte dell'ordine dei giornalisti della Sicilia? Almeno l'ordine di Milano ha sanzionato Giorgio Mulè, ma qui in Sicilia non è stata scritta nemmeno una pagina. L'opinione pubblica può avere fiducia di giornalisti se una volta beccati i pennivendoli non siamo in grado di espellerli, anzi fanno carriera? Nel mondo del giornalismo dominano gli occhi bassi davanti ai potenti. - ha concluso - Il nostro lavoro va a ramengo e c'è chi si bea del proprio orticello, oggi sostituiti semplicemente dal microfono senza giornalista.

Carlo Palermo e le ''Omissis di Stato''
palermo ppdi AMDuemila

A seguire è intervenuto l'avvocato Carlo Palermo. L'ex magistrato, sopravvissuto alla strage di Pizzolungo, ha parlato di Giovanni Falcone e di quei sistemi occulti su cui il giudice aveva iniziato ad indagare poco prima dell'attentato del 23 maggio 1992. In particolare Falcone secondo Palermo "si è ritrovato a parlare di certe attività di un arabo di cui non parlava nessuno quasi a dire che non esiste e invece esiste". Di questa figura "gli unici ad averne parlato sono stati gli americani perchè a loro è servito catturarlo ed estradarlo negli USA per mostrare il terrorismo arabo alla loro popolazione e giustificare l'invasione Irak quindi portare il terrorismo negli Stati Uniti, cosa che è esattamente avvenuta". Non solo "a Giovanni Falcone - ha continuato Palermo - gli hanno fatto fare un atto che aveva l'obiettivo di far evolvere l'integralismo islamico. Ovvero per sostituire il comunismo con quello che poi è diventato il nuovo nemico totale (il terrorismo, ndr) per far sì che sia esercitato il potere nel mondo, l'imperialismo". E' su questi fatti indicibili che Giovanni Falcone e altri magistrati, come lo stesso Carlo Palermo, consciamente o inconsciamente, avevano messo mano e per le quali sono stati oggetto di attentati e stragi. In questo quadro "la realtà - ha spiegato Palermo - è quella che risulta dall'incrocio di tutti gli omissis perchè esistono dei segreti di Stato da Portella delle Ginestra, a Gladio, a Stay Behind alla Cellula Scorpione ancora non desecretati". E poi "quei collegamenti che esistevano negli atti dei processi sono stati mai guardati?". "Questo è Il problema, - ha concluso Carlo Palermo - quello di colmare quelle lacune che sono state fino ad oggi lasciate senza soluzione dando realmente uno scopo e un significato a queste morti. Perchè se non si cerca di capire il collegamento che c'è tra queste vite e ciò che c'è stato contemporaneamente non c'è la soluzione".

Cusimano: ''Su trattativa continuare a indagare''
cusimano palermo pettinari

Substrato interno alle istituzioni continua ad agire
di AMDuemila

All’indomani delle stragi del ’92 “ci sono stati investigatori che hanno accettato ogni giorno di incontrarmi in un posto segreto per raccontarmi i passi delle indagini”. A dirlo è stato Salvatore Cusimano, direttore della sede siciliana della Rai, alla conferenza in corso a Palermo “Strage di Capaci: gli assassini di Stato del giudice Falcone”, in occasione del 27° anniversario della strage del 23 maggio '92. “Una cosa - ha proseguito - che non è mai successa nella mia lunga vita di cronista giudiziario, e mi sono chiesto ‘perché?’, perchè era chiara la percezione che in gioco ci fosse la democrazia di questo Paese”.
Nel ricordare Giovanni Falcone, Cusimano ha fatto riferimento al fallito attentato all’Addaura: “Falcone la sera prima decise di fare il suo primo bagno. Se l’avesse fatto davvero l’avremmo perso nel 1989. Qualcuno ha spifferato la sua intenzione, ma nessuno - si è domandato l’ex cronista - ha mai indagato sulla presenza di microspie nelle case e nelle macchine di Falcone, o nel gruppo di persone a lui più vicine?”.
Quindi, commentando il processo trattativa Stato-mafia, Cusimano ha amaramente constatato che “la maggior parte delle persone indagate e condannate sono morte o ultraottantenni. E il paradosso è che forse sapremo la verità quando non ci sarà più nessuno da condannare. Certo - ha precisato - bisogna continuare a indagare” non solo per “consegnarne i nomi alla Storia di questo paese, e magari alle galere” ma anche perché “quel substrato che si muove nei meandri dello Stato e ha diretto l’operazione Capaci e via d’Amelio continua ad agire. E temo - ha concluso - che lo faccia ancora e che oggi ripieghi perchè non è ancora il momento di uscire nuovamente allo scoperto”.

   

IL 23 MAGGIO DI GIOVANNI FALCONE IN UN PAESE SPORCO

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

(DA ANTIMAFIA DUEMILA PUBBLICHIAMO)

 

 

di Saverio Lodato
Speriamo che questo 23 maggio voli via presto, in fretta e furia. Speriamo che Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, nel loro risposo eterno, siano disturbati il meno possibile.
Speriamo che venga giù tempestivamente il sipario della commemorazione, della celebrazione, della parata, della fanfara. Questi morti, dopo 27 anni, sono stanchi. Ci hanno dato tutto quello che potevano dare. Eravamo noi che dovevamo raccogliere la loro eredità. Il loro testimonio. Il loro esempio. Invece, non sappiamo fare altro che torturarne la memoria.
E loro oggi sono stanchi. Sono stanchi di retorica. Stanchi di ipocrisia. Stanchi di veleni. Stanchi di omertà. Stanchi di avere assistito a troppe carriere in nome di uno straccio ormai gualcito e imbrattato chiamato antimafia.
Da vivi, questi morti, ebbero spalle larghe, larghissime. E nessuno lo chiese loro. Sfidarono il pericolo, il calcolo delle probabilità, i venti impetuosi delle calunnie.
Strinsero i denti. Ingaggiarono un’audace lotta contro il tempo. Ma chi glielo fece fare, al giudice, al poliziotto, al carabiniere, al sacerdote? Scoprirono, a fianco a loro, in chi avrebbe dovuto sostenerli, invidie, gelosie di mestiere, doppiezze, tradimenti.
E dei “Giuda” in magistratura, non dimentichiamolo mai, parlò Paolo Borsellino, a pochi giorni dalla strage di Capaci, riferendosi ai traditori di Falcone. E anche lui, 57 giorni dopo, conobbe i suoi Giuda.
Viviamo in un Paese sporco - che i cittadini, troppo deboli in questo, vorrebbero più pulito - perché è dall’alto che viene sbarrata la strada all’accertamento dei fatti, allo smascheramento dei colpevoli, dei registi che tirarono fila, mossero pedine, per poi avvelenare i pozzi, inquinando l’anelito di verità che, indegnamente, dopo 27 anni viene ancora soffocato.
Ecco perché speriamo che questo 23 maggio finisca in archivio.
Abbiamo letto, in questi giorni.
Abbiamo visto le prese di posizione di protagonisti dell’antimafia ufficiale. Divisi fra il mi si nota di più se vado o se non vado?
Intanto, ci si lasci dire una cosa, una volta per tutte. Le vittime di mafia sono uguali. Hanno identico peso. Si sacrificarono tutti allo stesso modo, per i medesimi ideali, uguale, in loro, il senso del dovere e dell’onore. Ne discende che non ci sono familiari delle vittime che sono più familiari degli altri.
Che vogliamo dire? Che troviamo stucchevole, a 30 anni da una mattanza (ma gli anni sono molti di più) che mise in ginocchio l’Italia, che si cerchi e si pretenda verità e giustizia esclusivamente per il proprio morto, il proprio parente.
Passi, ancora ancora, per le “fondazioni”, in nome di questo e di quello. E per i cospicui finanziamenti, alle fondazioni, ai centri studi, alle associazioni, in nome di questo e di quello.
Ma cosa impedisce che si produca finalmente una richiesta collettiva di verità per “tutti” i morti, “tutti” gli eroi, “tutti” i delitti eccellenti, “tutte” le stragi?
Oggi, in aula bunker, si farà vedere il ministro Matteo Salvini. L’hanno invitato e lui va. E andrebbe anche, ma questo è altro discorso, se non lo invitassero.
Maria Falcone pensa davvero che per commemorare il suo “Giovanni” era necessaria la presenza di Salvini? Lei spiega che i governi e i ministri si alternano. E’ vero.
Ma perché in questi decenni, proprio lei, ha finito con l’intestarsi una giornata all’insegna delle parate istituzionali, offrendo un palcoscenico a persone che altrimenti, spesso, non avrebbero alcun titolo per parlare dell’argomento?
E Claudio Fava?
Sino a qualche giorno fa annunciava la sua partecipazione “istituzionale”, ma oggi preferisce ripensarci, stilando un personale elenco degli invitati, molto dettagliato, puntiglioso, che lui avrebbe voluto in prima fila.
Ma Fava - ce lo si lasci dire - si avventura in una polemica dal sen fuggita: “Hanno trasformato il ricordo del giudice Falcone nel festino di Santa Rosalia. Fossi io la sorella di Giovanni Falcone avrei chiesto a Salvini di venire e di tacere”.
Ben detto, certo. lodato saverio c paolo bassani 610

 

Ma ci chiediamo: per il 23 maggio,

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BONGIOVANNI A SICILIA HD: "APPARATI DELLO STATO HANNO PARTECIPATO ALLA STRAGE DI CAPACI"

Antimafia Duemila & Terzo Millennio

 

Domani alle ore 17 la conferenza alla facoltà di giurisprudenza
di AMDuemila - Video

"Nella strage di Capaci ci sono stati apparati deviati dello Stato che probabilmente, non solo sono stati concorrenti ma hanno partecipato all'attentato". A dirlo il direttore di ANTIMAFIADuemilaGiorgio Bongiovanni intervistato in diretta su Sicilia HD, nel programma "La tana del lupo". Per questo motivo, ha continuato il giornalista, "finchè non si dirà la verità su chi ha commesso le stragi insieme a Cosa nostra questo paese non si libererà mai della mafia". Insieme a lui è intervenuta anche la figlia Sonia, direttrice del movimento culturale internazionale Our Voice, che ha parlato del ruolo dei giovani nella lotta in difesa della legalità. "Oggi purtroppo si parla poco di legalità sprattutto tra noi giovani che invece ci dobbiamo rendere conto che dobbiamo essere i protagonisti di un cambiamento culturale e sociale non del futuro ma del presente. Quindi riuscire a cambiare le nostre abitudini ed essere rivoluzionari andando contro quella parte marcia del sistema alla quale fa comodo che non ci informaiamo su quello che succede nel nostro paese, le realtà oscure e i segreti di Stato che nasconde". E proprio di segreti di Stato si discuterà, insieme ad altri "fatti ben precisi", come le stragi del '92-'93 e la trattativa Stato-mafia, domani pomeriggio presso la facoltà di giurisprudenza di Palermo alle ore 17 con ospiti illustri del mondo dell'antimafia e non solo. La conferenza, organizzata da ANTIMAFIADuemila dal titolo "Strage di Capaci. Gli assassini di Stato del giudice Falcone. Il ruolo dell'informazione ieri ed oggi", vuole distinguersi da "eventi di commemorazione che a volte sono delle passerelle dando un titolo provocatorio - ha concluso Bongiovanni - perchè dopo molte sentenze e indagini di giudici coraggiosi ormai sappiamo che la strage di Capaci non è solo una strage di mafia".

 

 

   

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