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NUCLEO GUARDIE ZOOFILE ENPA DI VICENZA INFORMA

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Comunicato stampa del 24 dicembre 2021.

Pesci gatto in vendita lasciati agonizzare per ore al mercato di Montecchio Maggiore (Vi), intervengono le Guardie Zoofile dell’E.N.P.A. mettono in sicurezza gli animali, multano e denunciano il pescivendolo.

I fatti risalgono alla fine del mese scorso quando un esperto del settore ( un pescatore ) segnalava al Nucleo Guardie dell’E.N.P.A. di Vicenza un possibile maltrattamento di animali, si trattava di pesci gatto che venivano esposti al mercato di Montecchio Maggiore in cassette di polistirolo senz’acqua, lasciati agonizzare per ore nel vano tentativo di respirare.

Il cinque di dicembre il blitz delle Guardie al mercato, effettivamente c’erano questi pesci vivi della specie pesci gatto ( ameiurus melas ), una ventina dai 16 ai 20 centimetri di lunghezza, si trovavano come da segnalazione in vista laterale del banco del pesce, dentro una cassetta di polistirolo.

I poveri animali si dimenavano aprendo la bocca e le branchie nel vano tentativo di trovare ossigeno, si è a conoscenza che questi animali in particolare sono molto resistenti e possono rimanere anche una decina di ore fuori dall’acqua, prima di spegnersi.

Le Guardie Zoofile, hanno dovuto accertare il fatto prima di intervenire, avuto contezza del reato hanno ordinato al titolare della pescheria di rimettere immediatamente gli animali nel loro elemento naturale, un recipiente dotato di acqua corrente, i poveri pesci hanno ricominciato a respirare.

Hanno proceduto a identificare e  sanzionare il pescivendolo ambulante, oltre ad inoltrare denuncia nei suoi confronti alla Procura della Repubblica dopo avere accertato che i pesci venivano detenuti in condizioni incompatibili con la natura degli animali, tipologia di reato punito con l’articolo 727C.P. 2 comma.

 


Crediamo che quella di detenere dei pesci fuori dall’acqua sia la lettura più esaustiva di “detenzione incompatibile con la propria natura”, perché l’impossibilità di respirare costituisce ovviamente la condizione più incompatibile con la natura di qualsiasi essere vivente.

A supporto di questa certezza segnaliamo una delle sentenze della Cassazione che ribadisce che anche agli animali destinati al consumo alimentare devono essere risparmiate le sofferenze.

Cassazione Penale del 16/6/2017 N° 30177: (relativa alla detenzione di Astici vivi fuori dall’acqua e sul ghiaccio)1.

Va, in primo luogo, data continuità al consolidato orientamento di questa Corte secondo cui “In tema di maltrattamento di animali, il reato permanente di cui all’art. 727 cod. pen. è integrato dalla detenzione degli animali con modalità tali da arrecare gravi sofferenze, incompatibili con la loro natura, avuto riguardo, per le specie più note, quali, ad esempio, gli animali domestici, al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre, alle acquisizioni delle scienze naturali”.

"… la consuetudine sociale di cucinare i crostacei vivi non esclude che le modalità di detenzione degli stessi possa costituire maltrattamenti perché mentre la particolare modalità di cottura può essere considerata lecita proprio in forza del riconoscimento dell'uso comune, le sofferenze causate dalla detenzione degli animali in attesa di essere cucinati non possono essere parimenti giustificate".

"Al pari della tutela apprestata nei confronti degli animali di affezione, integra il reato ritenuto in sentenza la detenzione dei crostacei secondo modalità per loro produttive di gravi sofferenze e, per altro, adottate per ragioni di contenimento di spesa, con la conseguenza che, nel bilanciamento tra interesse economico e interesse (umano) alla non sofferenza dell'animale, è quest'ultimo che, in tal caso, deve ritenersi prevalente e quindi penalmente tutelato, in assenza di norme o di usi riconosciuti in senso diverso".

Nucleo Guardie Zoofile E.N.P.A. di Vicenza

 

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